18 Agosto 2025
Sanità siciliana, Cimest denuncia concorrenza sleale al Garante

Il Cimest segnala al Garante disparità tra pubblico e privato nella sanità siciliana e chiede regole uguali per tutti
Il Coordinamento Intersindacale della Medicina Specialistica Territoriale (Cimest), presieduto dal dottore Salvatore Calvaruso, ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato denunciando una situazione di concorrenza sleale tra strutture pubbliche e private accreditate in Sicilia.
Al centro della segnalazione ci sono i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), che dovrebbero essere garantiti in maniera uniforme da pubblico e privato accreditato. Secondo il Cimest, invece, il sistema siciliano è caratterizzato da forti disparità che incidono sull’equità di trattamento e sui diritti dei cittadini.
Le criticità segnalate
Nell’esposto vengono evidenziati diversi profili di distorsione concorrenziale:
-
Requisiti di accreditamento diseguali
Le leggi nazionali (D.Lgs. 502/1992 e 229/1999) stabiliscono che pubblico e privato debbano rispettare gli stessi requisiti strutturali, organizzativi e tecnologici. In realtà, alle strutture pubbliche vengono concesse continue deroghe, mentre ai privati si impone il rispetto rigido dei requisiti, pena la perdita dell’accreditamento. -
Ruolo conflittuale della pubblica amministrazione
L’Assessorato regionale alla Salute concentra in sé quattro funzioni:-
programmazione del fabbisogno;
-
erogazione tramite le strutture pubbliche;
-
controllo delle strutture private;
-
pagamento sia del pubblico che del privato. Una sovrapposizione che, secondo il Cimest, genera un conflitto di interessi strutturale.
-
-
Il nodo del budget storico
Le risorse continuano a essere distribuite secondo il criterio del budget storico, che assegna al pubblico gran parte dei fondi indipendentemente dal volume delle prestazioni. I privati, pur coprendo circa il 70% delle attività specialistiche in Sicilia – inclusi servizi vitali come dialisi e radioterapia – ricevono meno di un terzo delle risorse.
Attualmente:-
1,3 miliardi di euro: totale spesa sanitaria specialistica in Sicilia;
-
800 milioni: fondi destinati al pubblico (30% delle prestazioni);
-
480 milioni: fondi destinati al privato accreditato (70% delle prestazioni).
-
Gli effetti sui cittadini
Secondo il Cimest, questo assetto ha portato al collasso del sistema di erogazione dei LEA, con la formazione di liste d’attesa croniche che negano di fatto il diritto alla salute sancito dall’art. 32 della Costituzione.
Le disparità non solo mettono in crisi le strutture private, ma colpiscono direttamente i pazienti, costretti a tempi di attesa incompatibili con la tutela della salute pubblica.
Le richieste del Cimest
Nell’esposto, l’organismo intersindacale avanza cinque richieste precise all’Antitrust:
-
Accertare la presenza di pratiche discriminatorie e concorrenza sleale tra pubblico e privato in Sicilia.
-
Riconoscere la responsabilità dell’Assessorato alla Salute nella distribuzione delle risorse basata sul “budget storico”.
-
Promuovere la nascita di un organismo terzo indipendente che vigili sul rispetto delle regole, separato da funzioni di erogazione e programmazione.
-
Uniformare criteri di accreditamento e regole economiche, così da garantire reale parità di condizioni.
-
Convocare un incontro urgente per approfondire la questione e depositare la documentazione a supporto.
“Serve trasparenza e parità”
«Il sistema attuale è insostenibile – dichiara il presidente Calvaruso –. Serve un intervento immediato per ristabilire parità di trattamento, trasparenza e un’equa distribuzione delle risorse. Solo così sarà possibile ridurre le liste d’attesa e garantire ai cittadini il pieno rispetto del diritto alla salute».








