22 Luglio 2025

“Senza paracadute” per superare paure e fragilità

“Senza paracadute” per superare paure e fragilità

Successo al Parco Trinità Manenti di Mascalucia della prima teatrale di  “Senza paracadute”, di Alfio Belfiore e Tiziana Arena, con i versi del poeta catanese Franco Arena, da un’idea di Alfio Belfiore e Mattia Valenti. Regia di Alfio Belfiore, assistente alla regia: Ruggero Rizzuti

La storia. Un gruppo di adolescenti, provenienti da contesti e vissuti differenti, si ritrova coinvolto in un  laboratorio teatrale scolastico guidato da Salvatore, un attore appassionato e fuori dagli  schemi. Il laboratorio diventa presto il pretesto per un viaggio profondo dentro sé stessi, in  cui le maschere del teatro si intrecciano con le fragilità reali dei giovani partecipanti.  Sullo sfondo di una riscrittura moderna del mito di Aci e Galatea, ambientato a Catania, i ragazzi si confrontano con grandi temi: l’identità, l’amore, la violenza, il desiderio di riscatto e la paura del giudizio.

Tra loro c’è Elena, in cerca di un proprio spazio dopo una relazione tossica e soffocante con Mirko, che, incapace di accettare la fine del rapporto, si lascia consumare da un amore  malato. C’è Gabriele, poeta e aspirante autore in sedia a rotelle, che condivide versi in  dialetto, donando linfa poetica allo spettacolo e nuova energia al gruppo. Andrea, diviso tra  le aspettative familiari e le proprie insicurezze, trova in Elena una compagna di viaggio  interiore.

Attorno a loro si muovono altri personaggi: Luca, ribelle e rabbioso; Maria, sognatrice che  desidera esprimersi attraverso la moda e che aiuterà Elena a portare avanti un messaggio  importante, ricordando che l’amore non lascia lividi né cicatrici. C’è Mattia, animato dalla  voglia di successo per risollevare una realtà familiare difficile, e Francesco, che dovrà  trovare la forza per superare la propria timidezza.  Il laboratorio si trasforma così in uno strumento di crescita, in un luogo dove tra i 10  personaggi nascono legami autentici e dove ognuno può rispecchiarsi nelle paure dell’altro.  Le parole antiche del mito si fondono con le verità quotidiane dei ragazzi, che riscrivono la  storia rendendola propria, fino a farne uno specchio dei loro sogni e dei loro dolori. Tra  momenti di scambio, confronti accesi e improvvise epifanie emotive, nasce una compagnia  vera, fatta di coraggio, fragilità condivise e desiderio di lanciarsi, senza paracadute, nel  grande atto della vita.



Tutti più che convincenti sul palcoscenico, dal protagonista Giovanni Maugeri, a Mattias Armao, Lorenzo Blanco, Rosita Coco, Gianluca Costanzo, Aurora D’Arrigo,  Roberto Manetto, Francesco Pansera, Giovanni Pistone, Miryam Zappalà

“L’opera “Senza paracadute” è lo spazio di un confronto. È lo spazio di giovani semplici, il racconto di anime comuni e straordinarie – come tutti noi –, sottolinea il regista Alfio Belfiore, attraversate da speranze, paure, desideri, ambizioni. È anche lo spazio  dell’amore. Amore in diverse forme: desiderato, negato, sperato, genuino, dolce e… a volte malato.

In questa fotografia della contemporaneità, dove si fa i conti con la paura dei  sentimenti, con l’ansia del giudizio e con la pressione del dover “essere all’altezza”, ci fermiamo – solo per un attimo – in uno scatto sfocato dentro un’aula di liceo, ove respirano, vivono e si agitano, insieme, tanti ragazzi e ragazze.  In un laboratorio teatrale vivremo con 10 personaggi e conosceremo le loro anime.

Una gabbia che racchiude 10 storie diverse, che si legano ed intrecciano. Attraverso il teatro, ognuno di loro prende parola. O forse, semplicemente, si ascolta per la prima volta. I silenzi, il loro timore per il futuro, le loro incertezze sul domani, la loro voglia di amare (a volte, purtroppo, anche in maniera sbagliata), la speranza, i dubbi, la ricerca del proprio spazio nel mondo, i “non detti”, le paure e i sogni si fanno voce, diventano corpo, emozione, verità.

“Senza paracadute”, conclude il regista, è un grido lucido e potente. È un invito – per loro e per noi – ad avere coraggio. A buttarsi. A vivere. Anche quando si ha paura. Anche quando non c’è niente che ci protegge dalla caduta. Anche quando si deve imparare a lanciarsi nel vuoto… senza paracadute”.

Buona la prima, si dice in questi casi. Con l’augurio di rivedere lo spettacolo anche in una rassegna teatrale e, soprattutto, nelle scuole, dove i contenuti possono essere assolutamente formativi.

redazione

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