11 Luglio 2025

Clan, estorsioni e opere d’arte: Buda finisce in carcere

Clan, estorsioni e opere d’arte: Buda finisce in carcere

Condannato il boss legato ai “Cappello/Carateddi”: usava bar e ristoranti per riciclare soldi della mafia e otteneva quadri da un pittore siciliano per corrompere funzionari pubblici

Riciclaggio, estorsioni, reimpiego di denaro mafioso in locali del centro e perfino opere d’arte usate come merce di scambio: il noto esponente del clan “Cappello/Carateddi”, Orazio Buda, è stato condannato in via definitiva a 10 anni di carcere per associazione mafiosa. I finanzieri del Comando Provinciale etneo hanno eseguito l’ordine di carcerazione, trasferendolo dal domicilio di Librino al carcere di alta sicurezza di Bicocca.

L’inchiesta “Sipario”, avviata nel 2021 dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catania su delega della Procura, ha svelato come Buda, braccio destro del boss Orazio Privitera, avrebbe riciclato ingenti somme di denaro in bar e ristoranti del centro catanese, intestati a prestanome, con un patrimonio sequestrato da 5 milioni di euro. Le accuse spaziano da estorsioni mafiose a imprenditori del settore trasporti, fino a pressioni esercitate su un celebre pittore siciliano, costretto a consegnare opere poi utilizzate per corrompere funzionari pubblici o arredare i locali del clan.

Buda è solo uno dei 22 indagati per un ampio ventaglio di reati: corruzione, bancarotta, riciclaggio, falso, autoriciclaggio e persino corruzione elettorale. Dopo la condanna in Appello, oltre al carcere, il boss dovrà scontare 3 anni di libertà vigilata e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.



L’operazione si inserisce in una più ampia strategia di contrasto alla mafia portata avanti dalla Procura Generale e dalla Guardia di Finanza, per colpire i tentativi di infiltrazione mafiosa nell’economia legale e nell’imprenditoria catanese.

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redazione

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