23 Maggio 2025
L’evoluzione della mafia dopo Falcone e Borsellino

Dal 1992 la mafia ha cambiato volto: meno stragi, più potere occulto. Tra politica, affari e istituzioni deviate, continua a minacciare la democrazia. Educare le nuove generazioni è l’unica vera rivoluzione.
di ENZO GUARNERA – Avvocato e presidente dell’associazione “Antimafia e Legalità”
Ogni anno, da quel tragico 1992, ricordiamo con amarezza l’uccisione, per mano mafiosa, di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Conosciamo chi ne furono gli esecutori, ma rimane ancora oscuro e incerto il nome dei mandanti. E costoro, ne ho la consapevolezza morale e logica, si annidano in determinati settori della politica, delle istituzioni deviate e dell’economia. È compito delle forze sane della società chiedere con determinazione che si faccia verità e giustizia sino in fondo. Affinché ciò avvenga vi sono molte resistenze, ma sono certo che un giorno finalmente sapremo. Non bisogna spegnere mai l’attenzione e la vigilanza sulla criminalità mafiosa che negli ultimi 30 anni è stata solo apparentemente colpita, ma rimane operativa e pericolosa anche per la democrazia.
Alcuni grandi capi sono stati arrestati e condannati, qualcuno è morto, altri sono di nuovo in libertà. Molti loro affiliati sono in carcere ma altri ne hanno preso il posto. Nella mafia il ricambio generazionale, soprattutto nel Meridione, è garantito dalle condizioni di sostanziale sottosviluppo economico, dalla mancanza di lavoro e dalla estesa povertà educativa. La mafia è innanzitutto un modo di essere, una cultura, un’antropologia. È mafia quella delle cosche che si sono riversate in tutto il Paese, in Europa e, attraverso sinergie con altre mafie, anche in molte latitudini del mondo. È mafia quella che traffica in droga, che pratica l’usura e l’estorsione, che si impadronisce di attività economiche e imprenditoriali nelle quali investe guadagni illeciti. È mafia quella che trucca le gare di appalto per i lavori pubblici e per le forniture alla pubblica amministrazione con la complicità di funzionari e politici corrotti. È mafia quella che opera il voto di scambio al momento delle elezioni e collude con settori della politica. È mafia quella che inquina le istituzioni dello Stato. È mafia quella dei “baroni” universitari e dei primari ospedalieri che truccano i concorsi per favorire parenti, amici e amici degli amici.
Ma adesso il Parlamento Italiano ha deciso di favorirli abolendo il reato di abuso d’ufficio: libertà di raccomandazione! È mafia la cultura del favore, del privilegio, della sopraffazione, della negazione dei diritti fondamentali della persona. È mafia quella dei mandati occulti delle stragi che hanno insanguinato il nostro Paese. È mafia quella di coloro che fanno finta di non vedere e di non sentire, che sono omertosi, e che popolano la vasta “zona grigia” della nostra società. È mafia quella che condiziona vasti settori dell’informazione, sempre meno coraggiosa, libera e indipendente. È mafia quella che emerge nei rapporti tra molti Capi di Stato e di Governo della Terra, che al dialogo e alla diplomazia preferiscono il confronto minaccioso e muscolare, tipico delle cosche.
In sintesi, la mafia è diventata un fattore antropologico della società contemporanea, e le sue mutazioni sono multiformi a seconda dei contesti nei quali si è infiltrata.
La mafia, per molti, e diventata un modo di essere, una cultura di vita, una identità. Non è facile sconfiggerla, anche se Giovanni Falcone, come tutti i fattori umani, ne ha predetto la fine. Certo potrà essere sconfitta, ma non solo con la repressione. La condizione fondamentale e definitiva risiede nel cambio del cuore e della mente delle nuove generazioni, da educare ai valori della legalità, senza eccezione alcuna. Questa è la vera rivoluzione per la quale occorre impegnarsi. A partire da oggi, perché domani potrebbe essere tardi!






