01 Maggio 2025
Chat GPT prenderà il nostro posto?

L’IA non dorme, non si ammala e lavora gratis: chi può competere? Ecco come l’intelligenza “lavorata” potrebbe rimpiazzare i lavori creativi e chi rischierebbe di restare senza lavoro
L’intelligenza artificiale è entrata a pieno titolo nella nostra quotidianità. Scrive, parla, crea immagini, compone musica. Ma se da un lato affascina per le sue potenzialità, dall’altro solleva domande sempre più urgenti: che ne sarà del lavoro umano? Le macchine intelligenti ci aiuteranno o ci sostituiranno?
La vicenda di Antonio, aspirante speaker radiofonico, è emblematica. Dopo aver inviato demo e curriculum, si è visto rispondere che la radio per cui si era candidato utilizza ormai solo voci generate da IA: più rapide, più economiche, senza limiti di orario o costi di produzione. “Mi hanno detto che non hanno più bisogno di me. Una voce artificiale può fare il mio lavoro in pochi secondi”, racconta con amarezza.
Una storia simile riguarda Simone, illustratore freelance specializzato in copertine per libri. Con l’avvento delle immagini generate da intelligenza artificiale, le richieste per le sue opere sono drasticamente calate. “Le case editrici preferiscono usare immagini create con IA: costano meno e non devono più pagare i diritti agli artisti”, spiega. “Per me è come vedere il mio lavoro dissolversi”.
LAVORI A RISCHIO
Quelli di Antonio e Simone non sono casi isolati. L’automazione intelligente sta rapidamente trasformando professioni in cui si pensava che solo l’uomo potesse operare.
I settori più colpiti includono:
Giornalismo e scrittura: articoli sportivi, comunicati stampa, recensioni… tutto può essere prodotto in pochi istanti da modelli linguistici come ChatGPT. Veridicità non inclusa.
Design grafico e illustrazione: con strumenti di generazione immagini come DALL·E o da Midjourney, le aziende evitano costi e tempi delle commissioni umane.
Customer service: chatbot e assistenti vocali sempre più efficienti stanno sostituendo operatori reali, 24 ore su 24.
Traduzione e sottotitolaggio: l’IA abbatte tempi e costi con risultati sempre più precisi, mettendo in crisi molti traduttori freelance.
MA C’È ANCORA SPAZIO PER L’INTELLIGENZA UMANA
Nonostante i timori, l’intelligenza artificiale non può (almeno per ora) sostituire l’essere umano in tutto. Le competenze critiche, come l’intuizione, la creatività autentica, la capacità di prendere decisioni etiche o di gestire situazioni complesse e imprevedibili, restano esclusive della mente umana.
A tal proposito, Salvo Panarello – Ceo di Keix (la piattaforma che oggi, con AI BRAIN, permette di analizzare tutti i dati aziendali in tempo reale) ha dichiarato: “La macchina è in grado di processare i dati mentre l’uomo ha la visione, l’intuito e la creatività che sono insostituibili. L’IA è una protesi che ci permette di andare velocissimi, così come faceva l’uomo bionico. Ma l’uomo è per fortuna, ancora insostituibile ” – conclude.
LAVORARE CON L’IA, NON CONTRO
La vera sfida per il futuro non è fermare l’IA, ma imparare a convivere e collaborare con essa. Le tecnologie intelligenti possono diventare alleati potenti, se inserite in un contesto dove il contributo umano è valorizzato.
È fondamentale ricordare che dietro ogni scelta tecnologica c’è una decisione umana. Sono le aziende, le istituzioni e noi cittadini a dover decidere che tipo di futuro vogliamo costruire. Un futuro dove la tecnologia disumanizza e taglia fuori, o uno in cui potenzia, affianca e valorizza l’ingegno umano? La risposta non spetta a ChatGPT. Spetta a noi.






