23 Marzo 2025
Catania: arrestato per stalking l’uomo ferito in un agguato a marzo

Custodia cautelare in carcere per R.P., catanese classe 1980, accusato di atti persecutori aggravati nei confronti della sua ex convivente. Il 20 marzo scorso, su disposizione della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa il 18 marzo dal G.I.P. del Tribunale di Catania nei confronti di R.P., 45 anni. L’uomo è gravemente indiziato di atti persecutori aggravati, commessi ai danni della sua ex convivente. Si precisa, come si legge nel comunicato della Procura della Republica, che, secondo il principio di presunzione d’innocenza, l’indagato è considerato innocente fino a una sentenza definitiva di condanna.
L’origine del provvedimento: un fatto di sangue
L’ordinanza restrittiva trova origine in un episodio di violenza avvenuto a Catania il 2 marzo 2025, quando R.P. è stato ferito con colpi d’arma da fuoco all’addome e agli arti inferiori. Gli autori dell’agguato, S.G. e S.A.M., padre e figlio, sono stati fermati il 5 marzo con l’accusa di tentato omicidio aggravato dalla premeditazione, detenzione e porto illegale di arma da fuoco e ricettazione di arma clandestina.
L’episodio sarebbe scaturito da un acceso litigio dovuto a precedenti screzi personali tra R.P. e i due aggressori, legati alla condotta dell’indagato nei confronti della sua ex convivente, che in passato era stata sentimentalmente legata a S.G. e madre di S.A.M.
La denuncia della vittima: un’escalation di violenza
Il 10 marzo 2025, pochi giorni dopo il fermo dei due aggressori, la vittima ha presentato denuncia-querela contro R.P. presso la III Sezione Investigativa “Reati contro la Persona, in pregiudizio di minori e reati sessuali”. La donna ha descritto dettagliatamente gli atti persecutori subiti dall’uomo a partire dalla fine della loro relazione, avvenuta prima della scarcerazione di R.P. nel gennaio 2025.
Secondo quanto denunciato, le minacce di morte e i comportamenti persecutori sarebbero iniziati già durante i periodi di detenzione di R.P., per poi intensificarsi dopo la sua scarcerazione. Telefonate a qualsiasi ora, appostamenti sotto casa, divieti oppressivi e persino messaggi vocali minatori rivolti al figlio minore della donna sono solo alcuni degli episodi riportati.
Anche mentre era ricoverato in ospedale dopo il ferimento, R.P. avrebbe continuato a perseguitare ossessivamente la vittima, reiterando minacce di morte.
L’arresto e la traduzione in carcere
R.P. è stato rintracciato presso un’abitazione in via Capo Passero, nel quartiere San Giovanni Galermo. Dopo gli atti di rito, è stato trasferito al carcere di piazza Lanza, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria competente.






