28 Febbraio 2025
Operazione Mercurio, le reazioni (e i silenzi) della politica

Il terremoto continua a scuotere l’Assemblea Regionale Siciliana e l’intero scenario della politica all’ombra dell’Etna
L’arresto del capogruppo del movimento Popolari e autonomisti e componente della commissione antimafia di Palazzo dei Normanni Giuseppe Castiglione, nel corso dell’Operazione Mercurio, ha provocato alcune reazioni ma non c’è sicuramente stata la valanga di commenti come, forse, qualcuno si aspettava. Da Palermo, nell’immediato, si sono registrate le dichiarazioni a caldo del deputato regionale del movimento “Controcorrente” Ismaele La Vardera che ha ribadito come “la notizia che vede tra gli arrestati un mio collega lascia sgomenti, fuori la mafia dallo Stato”. Più cauto il presidente Regione Siciliana Renato Schifani che, davanti ai microfoni, ha dichiarato di “non essere in grado di fare commenti, la magistratura farà la propria parte”.
Il presidente dell’Antimafia regionale Antonello Cracolici, parlando a margine di una seduta della commissione convocata nella sede dell’Ordine dei giornalisti a Palermo, ha lanciato un’audizione diffusa in tutta la Sicilia, cominciando proprio da Catania, con un incontro il prossimo 13 marzo insieme a forze dell’ordine, magistrati e sindaci nel “richiamare ad una responsabilità supplementare delle classi dirigenti che governano i territori, perché è lì che si gioca la partita sulla capacità o meno di isolare i mafiosi nei territori”.
A Catania (e nell’hinterland etneo) non c’è straccia di note congiunte e ufficiali della maggioranza e di qualche opposizione: nei corridoi di Palazzo degli Elefanti e dentro i municipi di Misterbianco e Ramacca ci si limita a ripetere – quasi sottovoce – come fosse una litania “Noi abbiamo fiducia nella Magistratura che faccia piena luce sulla vicenda”. Ad alzare i toni però ci hanno pensato i pentastellati catanesi Graziano Bonaccorsi e Gianina Ciancio, rispettivamente Vicepresidente della Commissione Lavori Pubblici e Presidente della Commissione Statuto e Regolamenti, che in una nota inviata alla stampa ribadiscono che “quello di Castiglione e degli altri esponenti politici coinvolti non è un caso isolato, ma è parte di un sistema di collusione tra mafia e politica che continua ad essere radicato e consolidato nel nostro territorio. Un sistema che non può essere smantellato solo tramite azioni giudiziarie e repressive, ma che richiede un profondo esame di coscienza da parte della classe politica, la quale deve sviluppare autonomamente anticorpi contro ogni forma di infiltrazione criminale”.
Sulle pagine del Gds – in un’intervista a firma di Giacinto Pipitone – il leader dell’Mpa Raffaele Lombardo, sull’inchiesta che ha portato all’arresto del parlamentare all’Ars, parla di ingenuità da parte di Castiglione e del fatto che l’onorevole catanese, secondo lui, non aveva la consapevolezza che questo suo “amico” fosse il membro di un clan. Sul motivo per cui l’Mpa non avesse fatto un solo comunicato di vicinanza al suo deputato Lombardo ha ribadito che “in questo caso non si può che avere fiducia nella magistratura e negli uomini delle forze dell’ordine che fanno il loro lavoro. Ci sono passato anch’io, so come vanno queste cose”.
Di tutt’altro avviso è Piero Lipera, segretario provinciale di Democrazia Cristiana, che parlando dell’ inchiesta giudiziaria che ha portato agli arresti un deputato regionale, un sindaco e due consiglieri comunali punta il dito contro l’Mpa: “Perché i dirigenti del partito dell’On. Castiglione non hanno avuto il dovuto coraggio di non sottovalutare quei rapporti, quelle frequentazioni e quelle foto, nominando invece il predetto quale loro capogruppo al parlamento regionale?” si chiede Lipera che si spinge oltre e parla di “moderna crisi dei partiti, i quali non sono più in grado di selezionare la migliore rappresentanza. Essi, anziché luoghi di elaborazione e di studio, sono ormai ridotti a meri contenitori di consensi, utili solamente per accedere a cariche pubbliche elettive. Siamo in piena ed evidente emergenza democratica”.




