08 Febbraio 2025
UNA DISASTRATA CATANIA DA PERDITE DI GAS E “TALPE”

Diverse famiglie hanno perso la casa: palazzine sventrate da esplosioni o crollate durante i lavori della metro
Via Crispi, via Castromarino e via Fratelli Gualaldi: tre zone della città così lontane tra loro ma, allo stesso tempo, così vicine perché accumunate dallo stesso destino. Edifici che crollano, panico nel quartiere e una via crucis fatta di amarezza e dolore per le famiglie che, da un giorno all’altro, si ritrovano senza un tetto sopra la testa e devono arrangiarsi come possono.
L’ultimo caso riguarda proprio il quartiere di Trappeto Nord dove lo scorso 21 gennaio, causa una perdita di gas, una palazzina di tre piani è esplosa, sommergendo di detriti una squadra di operai di “Catania Rete Gas” intervenuta sul posto.
La macchina amministrativa comunale si è messa in moto per trovare una sistemazione temporanea agli sfollati. Da qui l’elenco di proposte in cui compaiono il Villaggio Turistico Europeo, San Cocimo, l’Opera Diocesana, l’ospizio di via della Concordia e perfino le palazzine del viale Moncada e del viale Nitta. L’ultima idea è una costruzione di tre piani in via Mameli: immobile abusivo in cui destino, nei progetti iniziali, era quello di essere abbattuto. “Speriamo vivamente che le famiglie di via Gualaldi, colpite da questo disastro, possano trovare presto una sistemazione. Solo chi subito questo trauma può capire realmente cosa vuol dire trovarsi la vita stravolta da un giorno all’altro”.
A parlare è Oriana Pappalardo, abitante della palazzina di via Castromarino che ospitava sei appartamenti distribuiti su tre piani. L’edificio crollò lo scorso 20 gennaio del 2020 in concomitanza con gli scavi del cantiere della metropolitana.
“Sono passati cinque anni e niente è cambiato. Siamo stati completamente abbandonati dall’Amministrazione comunale ma non per questo siamo disposti a rassegnarci”. Ancora oggi l’area nei pressi di via Plebiscito resta transennata. Segnali evidenti dello choc subito per tante famiglie. “Per gestire al meglio queste situazioni – conclude Pappalardo – serve una precisa organizzazione: esattamente ciò che non hanno dimostrato di avere prima l’Amministrazione Pogliese ed ora quella Trantino”. Oggi ci resta solo tanta amarezza”. Da via Castromarino a via Crispi cambia la zona ma non lo scenario.
Qui, a pochi passi dalla Stazione di Catania, tutto si ferma il 26 febbraio del 2017 quando un palazzo di tre piani crolla in seguito ad una fortissima esplosione provocata da una fuga di gas proveniente da una bombola posizionata al primo piano.
A distanza di quasi 8 anni la strada, nei pressi di via Archimede, resta ancora in parte chiusa. I pannelli di lamiera, che delimitano l’area, vengono usati per appenderci vecchi manifesti pubblicitari, mentre transenne e barre di acciaio restringono ulteriormente la carreggiata e rendono impossibile il transito ai mezzi pesanti. Si tratta di protezioni che dovevano essere temporanee e che, come spesso capita, si trasformano in definitive con l’intero quartiere ormai in ginocchio.
“E’ stato un trauma per tutti noi con l’esplosione che ci ha svegliato nel cuore della notte- ricorda Marcello Nastasi, abitante della zona- ad oggi tutto resta fermo – completamente immobile – e il quartiere ne risente enormemente. Bisogna trovare una soluzione definitiva per la palazzina diroccata. Abbatterla o ricostruirla? A noi va bene tutto – prosegue Nastasi – purchè la zona non resti più in queste condizioni”.






