19 Ottobre 2024
Per i giornalisti è sempre più difficile scrivere di giudiziaria

In Italia sono tante, anzi troppe le regole a cui la Stampa deve soggiacere. Le ultime riguardano la cronaca giudiziaria.
In modo del tutto arbitrario e senza nessuna apparente regola o logica, vengono forniti particolari o informazioni sui fatti di cronaca da parte del Procuratore. Una sorta di “direttore editoriale” non voluto. Innescando l’autorizzazione alla divulgazione di notizie e di approfondimenti, più o meno significativi. A Catania si dice “a suo buon cuore”.
Quasi una cortesia. Non va bene! Soprattutto perché le informazioni date sono soggette ad interpretazione.
Ciò comporta il non dare la notizia nella sua interezza alimentando dubbi sull’opinione pubblica. Un caso ad esempio? L’aggressione al ristorante Bellantonio. Il comunicato della Questura recita: “due fratelli pregiudicati”. Non è specificato nessun nome.
Eppure, qualche giorno dopo, vengono citati i nomi e i cognomi dei due arrestati per un tentato omicidio a Picanello.
Qual è la logica adottata da Questura e Procura? In entrambi i casi i soggetti erano pregiudicati e gli arresti sono stati convalidati dal Gip. Un’assurdità che ci riporta al Medioevo, quando vigeva la Santa inquisizione.
Non parliamo poi del singolare rapimento a San Cristoforo …
la vittima, Giovanni Balsamo, era in realtà un pregiudicato… il suo nome è stato ricavato dopo un paio di secondi da incroci tra vicende giudiziarie; ed è stato scritto (da alcuni organi di stampa) senza conferma da fonti ufficiali, per lo più inesistenti, tanto si era sicuri dell’identità (anche questa volta)!
Altra storia, è lo sport. Qui vale la regola della jungla, dove gli editori sono scoraggiati nel continuare a pubblicare certi prodotti.
Le norme dettate dalla FIGC diventano carta straccia, e non solo ad opera di editori e alcuni giornalisti, diciamo poco inclini a seguire quanto prescritto, ma addirittura da parte di determinate Società di calcio professionistiche che violano i 20 secondi di pubblicazione per i video autoprodotti dal campo.
Qualcuno faccia chiarezza, perché lavorare sotto una spada di Damocle, per editori, direttori e giornalisti non è corretto. Una vergogna che mette a rischio posti di lavoro.






