08 Ottobre 2024
Le donne Cappello gestivano il “Miami Lounge Beach Bar”

Un piano ben congegnato secondo cui Pistone, nella prima fase della truffa, iniziata nel 2021, avrebbe dovuto occuparsi delle trattative iniziali con la società titolare dello stabilimento balneare, il “Miami Lounge Beach Bar”, con l’obiettivo di convincerlo a sottoscrivere a suo favore un contratto d’affitto.
Salvatore Pistone (pregiudicato 62enne nisseno), fingendosi il legale rappresentante di una società svizzera – realmente esistente ed operante nel Canton Ticino ma che è totalmente all’oscuro dell’intera vicenda – aveva avviato le trattative con il rappresentante della proprietà del lido/ristorante, esibendo nel corso dei numerosi incontri tutta una serie di documenti e deleghe false, mai prodotti o emessi dal gruppo elvetico.
In tale contesto, l’offerta per l’aggiudicazione della gestione dell’attività commerciale sarebbe stata particolarmente “ghiotta”, prevedendo il pagamento di 135.000 € all’anno per i primi due anni, 140.000 € per il terzo e il quarto anno e 150.000 € per il quinto e il sesto.
Grazie alle investigazioni è stato possibile far luce sulla gestione di un’attività commerciale illecitamente acquisita e gestita, del valore di circa 3 Milioni di euro.
Nel corso della negoziazione l’amministratore della società titolare del lido, ben disposto dalla documentazione, falsa, che gli era stata fornita, persuadendosi della bontà della proposta, aveva comunque richiesto una “polizza fideiussoria” a garanzia dei futuri pagamenti dei canoni di locazione. Anche in questo caso, il documento bancario fornito si sarebbe rivelato totalmente falso.
Al termine delle contrattazioni l’amministratore della società catanese si era quindi deciso a sottoscrivere il contratto e a concedere in affitto il lido, con annesso ristorante.
Da questo momento in poi, nella seconda parte della truffa, sarebbero “entrate in gioco” le due donne (Giovanna Maria Salvo, pregiudicata 51enne catanese e Anna Laura Comparato, 28enne catanese, elementi di spicco del clan “Cappello”). per occuparsi in concreto della gestione e della promozione dell’attività commerciale, in vista della stagione balneare 2022. Per pubblicizzare l’apertura del lido, sarebbe infatti stato realizzato anche un sito web, in cui era appunto riportato il numero di telefono della Comparato, che avrebbe avuto il compito di organizzare in prima persona le prenotazioni e tenere i contatti in nome e per conto dell’azienda.
Le due donne, tuttavia, non avrebbero mai pagato la quota dei canoni di locazione pattuiti con la proprietà, motivo per cui erano state citate in giudizio davanti al Tribunale Civile di Catania, per chiarire appunto la loro posizione di inadempienza.
Le indagate non si sono fatte scrupoli a produrre, durante il processo civile, ulteriori documenti falsi, con lo scopo di indurre in errore anche l’Autorità Giudiziaria Giudicante, portandola a ritenere che la situazione economica della loro società fosse ben solida.






