12 Luglio 2024
Molestia alla Mondadori di Piazza Stesicoro

Un grido d’aiuto condiviso attraverso una storia su Instagram – divenuta virale – per denunciare un molestatore che si aggira tra le vie di Catania
Più di quattromila condivisioni in meno di quarantotto ore. Il tamtam social – che ha acceso i riflettori sullo spiacevole accaduto – ha scoperto molte ferite nate da storie simili. Questo dato è al centro della riflessione della vittima a seguito dei numerosi messaggi ricevuti: “(…) ragazze a cui hanno eiaculato addosso, altre a cui è stata rivolta la parola mostrandosi senza nulla addosso, altre seguite fino a casa e costrette a fingere di parlare al telefono. Nessuno ha aiutato. Non riesco davvero a capirle il motivo (…) Spero che questo piccolo scalpore possa aiutare molti altri a parlare, anche di eventi passati, non importa, ma bisogna fare presente che il problema c’è, esiste e siamo stanche di combattere da sole”.
Facciamo un passo indietro: ecco cos’è successo alla Mondadori
Riportiamo parte del testo condiviso in rete dalla vittima
“lo e la mia migliore amica stavamo studiando ai piani di sopra, quando un uomo si avvicina a noi per chiederci se lì vendessero strumenti musicali. La domanda è stata posta invadendo parecchio il nostro spazio personale ma con gentilezza abbiamo risposto che doveva recarsi alla Feltrinelli.

Questa persona rinnega la nostra risposta, apre con poca grazia il libro che stavamo sfogliando, mi strattona violentemente prendendomi la mano e me la sbatte contro le pagine del libro.
Al nostro shock lui si allontana ridendo.
Sento una strana puzza alla mano che il gentiluomo mi ha afferrato e sento una puzza che all’inizio non riconosco, ma che poi la mia testa riconosce dopo qualche istante come intimo maschile.
Rimango sotto shock per un attimo e corro di sotto a chiedere se potessi usare il bagno e lavarmi le mani, e in quel momento vedo quello stesso uomo lì davanti ai cassieri, a parlare di discorsi misogini, alzando anche la voce dopo avermi vista (“le donne, bisogna tirarle con forza e poi…” – afferma, ndr).
A quel punto mi arrabbio e rispondo all’uomo esponendo i fatti accaduti davanti ai dipendenti del negozio. Mentre espongo i fatti con abbastanza rabbia (lo stesso fa l’amica parlando dell’accaduto al piano di sopra con gli altri dipendenti, ndr) – rimangono indifferenti e sminuiscono l’accaduto (“ma no, nulla, c’è stato un malinteso” – dichiarano, ndr).
L’uomo se ne va e noi rimaniamo sotto shock. Chiedo di poter usare il bagno e mi viene risposto di andare altrove (sono dovuta andare fino alla Rinascente).
Quando torno indietro per poter prendere le cose, la dipendente sale di sopra, e ha la faccia di dirci che non possiamo stare lì a leggere.
Ci siamo sentite umiliate e abbandonate a noi stesse. Sul serio, con quale faccia riesci a comportarti in modo cosi freddo e indifferente davanti a una situazione di pericolo con vittima e artefice presenti?
Vi dico solo una cosa: chi fa l’omertoso fa anche più schifo di chi commette il fattaccio”.
La decisione della ragazza ad oggi
“Non ho ancora deciso se denunciare o meno – scrive – ma per favore non chiedetemi più a riguardo. Lo dirò io quando e se me la sentirò, anche perché per chi vive qui e ha già, purtroppo, avuto esperienze simili e provato a denunciare può già capire perché sto esitando”.
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