06 Aprile 2024

Cinema e turismo in Sicilia, la rivolta delle Fiction

Cinema e turismo in Sicilia, la rivolta delle Fiction

Il cinema è un mezzo di trasporto straordinario, fiero e senza tempo; a volte sapio e spesso stolto. Con il suo cubicolo a tinte maculate attraversa lo spazio incurante delle direzioni, disseminando sogni e fantasie. E non importa se a colori o in bianco e nero.

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Quando la rampa di lancio è piantata da qualche parte della nostra isola, s’impregna addirittura di sicilianità e ne rimpinza le capienti giacenze di profumi e cultura. Di qualunque natura essa sia. Perché hai voglia di farti venire il nervoso se qualche cineasta buontempone ogni tanto si diverte a spedirti tra i meandri di Ellie Islandsenza sapere il perché ci sei finito o, ancora peggio, del tutto all’oscuro delle tue radici. Siamo quel che sappiamo, e quel che sappiamo diventa puntualmente ciò che raccontiamo. Luchino Visconti, per esempio, ci ha spediti nel mondo come fragili pescatori, in quanto Verga ci aveva descritto come tali, trascinando sullo schermo uno stereotipo saturo di tradizione e di storia. E giocoforza, i primi visitatori del dopoguerra piombarono in Sicilia letteralmente spinti dal richiamo del mare, convinti di poter assistere dal vivo ad una battuta di pesca assai mesta e burrascosa.

Si trattava ancora d’un turismo abbiente, seppur ancora romantico e ingenuo, mandato poi in pensione allorquando il Belpaese cominciò a profumare di ripresa. E giù, ecco che registi come Pietro Germi si precipitarono a narrare i vizi di una aristocrazia siciliana in piena decadenza, mettendo l’uno di fronte all’altro l’antico onore isolano e le nuove libertà acquisite. Una questione di corna, vecchia come la storia, ma in flagranza d’un futuro che bussava inesorabilmente alle porte. Come quando, nelle giornate di fine marzo l’aria calda che arriva dall’Africa si scontra con quella fredda che giunge dal nord, provocando precipitazioni particolarmente agitate.

Il tutto, ovviamente, sullo sfondo di bianche spiagge incontaminate e di piccoli angoli tutti da scoprire.

Cambiando l’offerta, mutava dunque il turismo, oramai divenuto popolare e sempre più attratto dal mare, dal sole e dal mistero dell’isola. Da Erice a Taormina, da Cefalù a Capo Passero.

È la stagione di “Intrigo a Taormina”, del “Gattopardo” e di “Don Giovanni di Sicilia”, a cui però faranno seguito alcune pellicole come “Il mafioso” o “Il giorno della civetta” che cominceranno a mostrare l’altro volto della Sicilia. Già, perché con l’arrivo de degli anni di piombo e, poi, quelli delle stragi, il cinema cambia pelle e l’isola viene sempre più cercata per la sua versione più mesta, intrisa di violenza e volgarità. Ci si imbrutisce nelle strade e, a fortiori, ci si imbrutisce anche sul grande schermo. È un’equazione naturale. Col risultato che il turismo finirà col diminuire inesorabilmente.

Negli anni ottanta, però, arriva la grande ripresa. Con il suo “Nuovo Cinema Paradiso”, Giuseppe Tornatore restituisce al mondo l’essenza vera della sicilianità e riesce a farlo con il piglio magico del poeta appassionato. Al pari del “Piccolo Diavolo” di Benigni in quel di Taormina o di “Palombella rossa” di Nanni Moretti nella bella Acireale.

Qualche cattedrale in un deserto culturale ormai alle porte, però. Quasi una grande illusione, sacrificata dopo qualche lustro al cospetto dell’etere e dell’informatica.

Oggi la cinematografia che approda in Sicilia sembra aver trovato nuovi orizzonti, anche grazie al fatto che il grande schermo ha finito per dividere la posta con i nuovi distributori del mercato, regalando nuove opportunità attraverso la forza popolare della televisione e i social network. Di conseguenza, il consumo di fiction diviene oltremodo invasivo e la nostra isola sembra aver trovato una seconda giovinezza, finanche aiutata dal lavoro fruttuoso delle istituzioni locali, capaci di attirare produzioni e registi attraverso percorsi agevolati, sia dal punto di vista logistico che da quello economico. Così, prodotti come “Montalbano” o “Vanina”, magari ben lontani dai grandi capolavori del passato, riescono a penetrare nelle case degli italiani con la forza della semplicità e dell’allegria. E così, la prossima estate, vedremo centinaia di turisti fare la fila per mangiare il gelato nel bar della bella vice questora di Canale 5 e sempre meno gente ad aspettare di vedere la Venere di Morgantina.

di Francesco Santocono, giornalista e regista

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