15 Marzo 2024
Scuola 2.0: tra dispersione e la dea bendata

L’elevato numero di richieste da parte di famiglie che non risiedono nelle zone con precedenza, “costringe” a dover effettuare un sorteggio (che escluderà gli studenti in più)
La scuola 2.0 da una parte propone nuovi indirizzi (per le scuole di 1° e 2° grado), esposti durante gli open day che “vendono” il prodotto; dall’altra mancano gli spazi quindi si procede con il sorteggio per ammettere o escludere gli studenti. Il criterio è discutibile ma lineare: non c’è posto per tutte le richieste. In questi casi, niente prove d’ingresso o selezioni per titoli. Si privilegia la fatalità.
È la nuova tendenza anche tra le scuole di Catania e provincia: sorteggio in stile Champions League. Una modalità che fa discutere, per lo meno all’interno delle mura casalinghe per spiegare ai figli che la “dea bendata” ha scelto.
La scuola 2.0 spinge sull’efficienza ma poi si basa sul “fato”
“Abbiamo iscritto online i nostri gemelli nello stesso istituto che ha più strutture: il maschio è stato sorteggiato in un plesso; la sorella è rimasta fuori, e dovrà ripiegare su un’altra sede, che ricade in un comune diverso”, dicono affranti i genitori di Alessia e Luca.
Il paradosso è che nella maggior parte dei casi, i genitori ignorano la prassi del sorteggio, che non viene mai menzionata durante i pubblici open day, per poi apprendere la decisione attraverso una telefonata o una mail ricevuta dalla scuola.
“Non siamo residenti nel comune in cui ho fatto la richiesta – spiega Luana -. Casualmente apprendo del sorteggio a cui non assisto. Mi reco a scuola e scopro che mia figlia è stata inserita nella sede di nostra scelta. Il giorno dopo ricevo la mail che motiva che non essendo stata sorteggiata, richiede di confermare l’iscrizione in un plesso diverso della stessa scuola, che presenta però alcune differenze nel corso di studio”.
Come si può contrastare la dispersione scolastica se non tutte le richieste vengono accettate?

Andrea Guzzardi
“Le scuole di 2° grado, per lo più statali, non sono di pertinenza dell’Amministrazione comunale – chiarisce Andrea Guzzardi, assessore alla Pubblica istruzione del Comune –. Nel rispetto dell’autonomia, dopo aver applicato i requisiti ministeriali, le scuole possono in extrema ratio, avviare il sorteggio per predisporre le liste dei nuovi iscritti”.
Roberto Di Bella, presidente del Tribunale per i minori di Catania, si batte da anni affinché le scuole vengano concepite anche come centri di aggregazione, con attività pomeridiane, soprattutto nelle periferie, per prevenire l’inserimento in attività illecite. “Settimanalmente dialoghiamo con Di Bella su questo argomento – dice Guzzardi – per rivedere l’assetto degli istituti di nostra competenza. Se le scuole sono curate, appetibili, offrono servizi anche in orari extra scolatici, con il coinvolgimento delle tante associazioni del territorio, contrastare l’evasione diventa più semplice”.
Ma il nodo resta. E la dispersione pure.
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Simona D'Urso
Giornalista sin dai primi passi al liceo, poi all’interno della facoltà di Lettere moderne, quindi nella vita di tutti i giorni, ha fatto di questa professione il suo motto: conoscere per sapere, sapere per vivere meglio. Iscritta all'Ordine nazionale dei Giornalisti, è specializzata negli Uffici stampa, ma la cronaca ha il suo fascino.





