19 Gennaio 2024

Teatro Stabile il 24 e 25 gennaio “Sorella con fratello” thriller familiare con Alessandro Averone e Alessandra Fallucchi 

Teatro Stabile il 24 e 25 gennaio “Sorella con fratello” thriller familiare con Alessandro Averone e Alessandra Fallucchi 

Sarà in scena il 24 gennaio (ore 20,45) e il 25 (ore 18 presso il Teatro Stabile di Catania – Sala Futura, lo spettacolo “Sorella con fratello” di AlbertoBassetti, con Alessandro Averone e Alessandra Fallucchi, regia di AlessandroMachía.

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Una donna trentenne è rinchiusa in un istituto correzionale nel quale, giunta quasi al termine dei dieci anni da scontare, può usufruire di uno spazio dove sfogare la propria passione per il canto durante le visite quotidiane del fratello. Tra canzoni, ricordi familiari, si disvela progressivamente, con forza, l’entità di una tragedia che ha visto coinvolti i due fratelli in un omicidio familiare di cui lei, forse innocente, sta pagando la colpa di lui, un ormai affermato avvocato preda di un sentimento morboso, di un’ossessione, un amore distorto per la sorella, che vorrebbe sempre con sé. Un testo teso tra il dramma analitico e il thriller con molte verità nascoste e intriso di colpi di scena che ribalteranno completamente la situazione iniziale.

Ultimo testo di Alberto Bassetti che chiude una ideale “trilogia della famiglia” (composta da Le due sorelle I due fratelli, premio Vallecorsi 2013), Sorella con fratello è un testo dall’atmosfera ambigua, costruito come un thriller, che affronta il tema della violenza all’interno della famiglia unendo la tragedia di fondo della storia ai toni spesso sarcastici di una commedia nera, cinica. Una storia privata di espiazione e redenzione, una storia borghese in cui la famiglia, da luogo di costruzione della realtà diventa luogo cortocircuitato di oppressione, violenza e deprivazione dell’identità. Qui la figura limite dell’incesto, da archetipo tragico sembra quasi diventare metafora bruciante del destino dell’Italia.

“Il fascino del testo di Bassetti consiste proprio in questa tensione tra la tragediache abita i due fratelli e il linguaggio con il quale il tragico viene espresso – dice il regista Alessandro Machìa – fatto di un lessico semplice e di una scrittura che anche nei momenti più drammatici rimane leggera, ironica, decide di situare iltragico nel non detto chiedendo alla regia di farlo emergere attraverso un lavoro minuzioso sulla parola, sulla postura dei corpi, sui rapporti spaziali. Una regia a cuiperò viene anche chiesto di rimanere sulla soglia, in un atteggiamento di liricaoggettività, con una sorta di pudore verso un dramma che qui si dispiegaattraverso una tecnica analitica di progressiva rivelazione del passato. Nellasemplicità quasi straniante che contraddistingue il dialogo dei due fratelli (i cui nomi – Lea e Leo – segnalano una certa condizione infantile) e nel movimento asfittico e circolare che connota il testo, la scrittura, quasi come per una segreta vocazione, tocca due temi fondamentali come l’identità e il desiderio, vero centro gravitazionale della pièce: un desiderio lasciato alla sua opacità, alla sua profonda ambivalenza, che emerge dalle parole dei due fratelli come uno scarto, un resto, qualcosa destinato soltanto a una vita immaginaria”.

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redazione

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