26 Novembre 2023

Drago (UDC): “In una violenza di genere le vittime sono la donna, i minori e l’uomo”

Drago (UDC): “In una violenza di genere le vittime sono la donna, i minori e l’uomo”

“Partirei da una considerazione iniziale, ossia che nella dinamica che caratterizza la violenza di genere, in particolare fisica e psicologica, quando son presenti minori, ritengo che le vittime siano tre: la donna; i minori; l’uomo.

Asec Trade S.r.l.

di Tiziana Drago


Se non cominciamo ad accettare che anche l’uomo sia una vittima, un debole (vedremo di chi o di cosa), ritengo che poco si possa fare per ridimensionare il fenomeno.
Partirei dai minori, dai figli, dei quali poco si parla, ponendo in secondo piano quanto siano proprio loro i destinatari della cosiddetta “violenza assistita”. Esperienza che con ogni probabilità indurrà tutta una serie di problematiche relazionali e sociali future, per cui le ragazze reitereranno una condotta remissiva, manifestando probabili disturbi alimentari, fenomeni di cutting, quindi manifestazioni autolesioniste e/o altro. I maschietti con ogni probabilità manifesteranno condotte violente, per cui i fenomeni di bullismo e cyberbullismo potrebbero rappresentarne una tipologia di condotta. In generale, chi è vittima di violenza assistita potrebbe cadere in depressione, col rischio di ricorrere a gesti estremi… Pertanto agire sui minori e giovani coinvolti ritengo sia la CHIAVE DI SVOLTA necessaria, all’interno di un progetto più vasto.
Occorrerà, in primis, intervenire con attività di PREVENZIONE, progettando a livello nazionale, una campagna informativo-formativa, che coinvolga il Ministero della famiglia, il Ministero dell’istruzione e del merito, il Ministero della salute, i Comuni (quindi gli assessorati di riferimento), scuole, atenei, associazioni sportive, associazioni musicali, associazioni che operano in maniera diretta o indiretta per famiglie e/o minori e giovani, diocesi e/o parrocchie, altri luoghi di culto (il Parlamento ha già varato qualcosa a livello sperimentale per la Secondaria di II grado). Punterei l’attenzione sulla conoscenza dei segnali che potrebbero preludere alla nascita di una relazione malata (ad es. il fidanzato è ossessionato dalla gelosia; ti denigra; è prepotente a tal punto da aver fatto qualche volta fatto il gesto di voler lanciare uno schiaffo o l’ha già propriamente dato; chiede di scambiarvi app di geolocalizzazione; organizza la tua vita; ecc) in modo che ragazze e ragazzi riconoscano un potenziale pericolo, inducendoli ad una sorta di discernimento che possa condurli a intervenire in tempo. Importantissimo sarebbe che il ragazzo comprendesse il pericolo che corre nel rivedersi nell’identikit di potenziale carnefice. Ecco perché è estremamente importante che a condurre tale campagna non sia personale improvvisato, ma appositamente formato. L’attività preventiva, tuttavia, non può solo ridursi a quanto su esposto, in quanto, oltre alla predisposizione alla violenza del soggetto maltrattante, occorre evidenziare come altri drammi sociali agiscano in comorbilità amplificando quanto già posseduto in potenza. Basti pensare a: disoccupazione, ludopatia ed altre forme di dipendenza (alcool, sostanze stupefacenti, ecc.)
Inoltre, occorrerà realizzare percorsi di recupero per “soggetti maltrattanti” di cui registriamo già esperienze in alcune zone d’Italia come in Trentino Alto Adige. “Percorsi psicologici per gli uomini violenti. Bisogna aiutarli a gestire la rabbia, per fermare la violenza di genere”, dice lo psicoterapeuta Ivan Pezzotta che da anni li segue. Vi sono casi in cui sono gli stessi uomini a desiderare di voler uscire dalla spirale di violenza, ecco perché è importante che vengano finanziati i centri già sorti o se ne prospettino altri.
-prendendo spunto dalla proposta di ricorrere alle Forze dell’ordine per garantire la sicurezza del personale sanitario nei Pronto Soccorso, riterrei utile auspicarla anche per far si che il referto registrato dal personale sanitario al momento in cui giunge in emergenza una donna con conseguenze traumatiche da violenza subita, insieme alla dichiarazione della malcapitata, possano essere raccolte dal pubblico ufficiale “sul momento”, assumendo il carattere della “denuncia d’ufficio”.


I tre giorni previsti entro i quali la donna dovrebbe sporgere denuncia sono assolutamente pericolosi, in quanto la vittima potrebbe essere oggetto di minacce o irretita da chi ha esercitato violenza su di lei, con atteggiamenti tipici della cosiddetta fase della “luna di miele”;
-di seguito alla denuncia, si procederà allontanando l’uomo dall’abitazione condivisa, in caso di convivenza, e comunque si procederà col sottoporre il soggetto ad indagini di natura clinica che possano avvalorare quanto raccolto nella denuncia. Le case d’accoglienza potrebbero ugualmente accogliere mamma e figli per percorsi rieducativi, a volte riabilitativi, ma non necessariamente comportando lo sradicamento dal contesto di vita familiare (pensiamo a scuole, palestre, amici, parenti). Alcune di tali strutture potrebbero anche essere convertite in Centri di recupero per uomini maltrattanti, ad esempio. Ad essere allontanati dal luogo di vita, quindi, non saranno donna e bambini, quanto l’uomo violento. Assurdo continuare in tale direzione: le vittime per eccellenza oltre a subire devono anche esser costrette ad abbandonare il luogo di vita, credo sia chiedere tanto…
In sostanza, come già avviene in Spagna, si dovrebbe prevedere anche in Italia la “flagranza differita”, ovvero la perseguibilità del soggetto maltrattante anche se non colto in “flagranza di reato”, ma in seguito all’acquisizione, ad esempio, di materiale che ne comprovi la colpevolezza (video, registrazioni, foto e quant’altro). Il soggetto maltrattante verrebbe, così, introdotto ad un percorso terapeutico già prima della sentenza di condanna.
Qualcuno esulta perché aumentano le donne che denunciano e mi domando “tanto quanto i femminicidi”? L’allontanamento da chi assume tutti i connotati del carnefice è senza dubbio “vitale”, ma perché non ipotizzare una possibilità di redenzione? Eppure le esperienze di recupero aumentano, con annullamento della carica aggressiva in uomini violenti, dopo un accurato intervento terapeutico. Occorre parlarne di più!
Occorre ridisegnare un percorso che veda l’uomo e la donna riacquisire la loro complementarietà. Forse occorrerebbe riflettere più di “equità” tra uomo e donna, posto che la “uguaglianza” dei diritti debba essere assicurata. Tuttavia, l’equità presuppone una differenza atavica che alimenta la completezza del binomio donna-uomo o uomo-donna che dir si voglia.
Quella proposta, in conclusione, non è altro che una sorta di rivisitazione globale dell’approccio ad un fenomeno che non accenna a scemare, ripensando ai principi di fondo ed obiettivi che lo muovono; utilizzando risorse già esistenti o in via di realizzazione; riorganizzando tutto l’approccio sia dal punto di vista preventivo, d’intervento, nonché di recupero.

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redazione

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