06 Marzo 2023

Randazzo, il boss Sangani nascondeva armi nell’ovile

Randazzo, il boss Sangani nascondeva armi nell’ovile

Salvatore Sangani, attualmente detenuto, è stato denunciato per detenzione illegale di armi e munizioni.

In un terreno in contrada Dagala Longa a Randazzo, il boss Salvatore Sangani nascondeva in un ovile una doppietta marca Beretta cal. 12 e di un monocanna marca Beretta cal.12, perfettamente funzionanti e 8 otto cartucce del medesimo calibro. Le armi erano appunto nascoste in buste di plastica, unitamente ad un contenitore di olio per lubrificarle e mantenerle funzionanti e ad una tessera telefonica plastificata priva di sim card, ma riportante un’utenza telefonica, intestata ad un familiare dell’indagato.

L’area in questione, che si trova nel Parco dell’Etna ed è sottoposta a vincolo paesaggistico, risulta da decenni nella piena disponibilità dei Sangani i quali, come emerso nel corso delle indagini di “Terra Bruciata” la utilizzavano, fino al momento del loro arresto, per il pascolo abusivo di bestiame e il ricovero di quest’ultimo in fabbricati eretti senza alcuna concessione edilizia in quella stessa area, ma anche per svolgere incontri finalizzati a stabilire le attività illecite da compiere, nonchè per occultarvi armi, munizioni e sostanze stupefacenti.

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L’uomo risulta attualmente detenuto nell’ambito della recente Operazione dei Carabinieri “Terra Bruciata”, la quale ha consentito di monitorare le evoluzioni delle dinamiche associative del clan Laudani, individuando proprio in Sangani Salvatore inteso “Turi”  il referente nell’area di Randazzo per Di Mauro Paolo, apicale riferimento, finché in vita, dei Laudani, detti “mussi i ficurinia”, per l’intera fascia jonico-etnea, nonché di documentare i “reati fine” strumentali al sostentamento dell’associazione mafiosa, tra i quali si pongono in evidenza: le estorsioni ai danni di imprenditori del catanese; un fiorente traffico di cocaina, hashish e marijuana; un ingente traffico illecito di armi di diverso genere, anche da guerra, e il controllo, capillare e asfissiante, di solide attività economiche, anche imponendo l’assunzione di alcuni sodali del clan in quelle ditte.

L’armamento è stato sequestrato e sullo stesso saranno svolti gli accertamenti tecnico – balistici, per verificare se sia stato utilizzato in pregressi delitti avvenuti sul territorio.


[1]      artt. 2 – 4 Legge 2 Ottobre 1967 nr.895;

[2]      art. 23 Legge 18 Aprile 1975 nr. 110;

[3]      presso la Casa Circondariale di Viterbo.

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redazione

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