07 Giugno 2022
Catania, un successo la 1^ edizione del Festival dei Cittadini del Mediterraneo: dibattiti e workshop promossi da UE e Comune

Domenica si è concluso il “Festival dei Cittadini del Mediterraneo”, incontro internazionale svoltosi a Catania dal 2 al 5 giugno e promosso dal Programma UE Med Dialogue for Rights and Equality e dal Comune di Catania in collaborazione con l’Università degli Studi di Catania.
Il festival, alla sua prima edizione, ha visto la partecipazione di numerosi spettatori e di 120 ospiti provenienti da diverse parti del bacino del Mediterraneo per discutere del concetto di ‘cittadinanza mediterranea’ nella città che gli antichi storici arabi chiamavano Madinat al-fil, la ‘Città dell’Elefante’. Un evento molto partecipato che ha suscitato l’interesse di cittadini, di volontari provenienti da diverse parti del centro-sud Italia e di turisti in visita nella città che, attratti dal programma, hanno seguito i dibattiti e ammirato le opere esposte.
«l FCM si è chiuso con un bilancio in positivo in termini di presenze, qualità e varietà degli incontri, relazioni ed energia. È stato un evento importante che ci auguriamo lasci il segno in una città viva come Catania, al centro del Mediterraneo non solo geograficamente ma anche culturalmente e socialmente. E ci auguriamo altresì che sia solo l’inizio, e che questa edizione sia un primo seme per nuovi legami e alleanze per tornare nel 2023» ha dichiarato Anita Magno, tra le organizzatrici del Festival.

Una parte del programma è stata dedicata all’esposizione delle opere di dieci giovani artisti e illustratori, a laboratori di musica e lingua araba dedicati ai bambini e alla scoperta di alcuni siti storici della città come l’Orto Botanico e Villa Bellini. Largo spazio, inoltre, al Cinema del reale con la proiezione di svariati documentari come “Shooting mafia”, dedicato alla fotografa Letizia Battaglia e “Ayouni” dedicato a Paolo Dall’Oglio, padre gesuita sequestrato in Siria. Tra gli eventi serali, la performance della catanese Compagnia Zappalà Danza sul sagrato della chiesa di San Nicolò l’Arena e l’esibizione di Maryam Saleh e Zeid Hamdan, tra i più interessanti e innovativi musicisti del panorama musicale mediorientale.
Nella giornata conclusiva, si è svolto un interessante workshop a cura del politologo e teologo croato Vedran Obucina intitolato “Dialogo interreligioso per tutti”, inerente alle pratiche atte a favorire il dialogo e la pace nel Mediterraneo. «Il dialogo è ricchezza» ha asserito l’imam della moschea della Misericordia di Catania, Kheit Abdelhafid, ospite dell’iniziativa insieme a Don Luca Camilleri (Ufficio regionale dell’Ecumenismo e il dialogo interreligioso) e Khaldoun El Assanieh (Concilio Druso del Libano). Si è parlato della centralità del dialogo tra i singoli – «dialogo di vita più che teologico» – inteso come processo trasformativo di conoscenza reciproca, per «riuscire in qualcosa che giovi alla società tutta» rifiutando qualsiasi discorso basato sull’odio. Non c’è fiducia e cooperazione con la narrazione di una singola e unica storia dei popoli ha spiegato Obucina, esperto in riconciliazione e studioso del ruolo della religione nella pacificazione. Da qui, germoglierebbe il pregiudizio che annulla ogni pluralismo di idee. «Siamo esseri umani e, dunque, vittime delle percezioni» ha asserito lo studioso. È necessario superare tali percezioni per costruire fiducia: «Bisogna parlare dell’elefante nella stanza» (come recita un’espressione anglosassone ndr). Il punto di partenza è la consapevolezza di un passato comune seppur nella diversità: stesse radici, stesso futuro. Nel corso dell’incontro, sono state mostrate delle foto riguardanti le collaborazioni tra la Moschea e diverse scuole del catanese come l’IIS “C. Marchesi” di Mascalucia e il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali di Catania.
A fine serata, la performance sonora multilingue “Insanificazione” dell’artista Jessica Khazrik. Una riflessione sugli accordi tra la mafia italiana e le forze armate libanesi mirati a trasferire e seppellire segretamente i rifiuti tossici nei luoghi dove l’artista è scresciuta.
Foto: Daniele Vita





