02 Maggio 2022

Il Bed & Breakfast era una casa a luci rosse

Tre misure cautelari per altrettante persone, di una una percettrice di reddito di cittadinanza, accusate di associazione per delinquere finalizzata all’esercizio di case di prostituzione, nonché di sfruttamento e favoreggiamento sistematico del meretricio di diverse ragazze.

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La Squadra Mobile ha dato esecuzione alla misura cautelare personale, emessa in data 26.04.2022, dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Catania, a carico di:

• D.C.R. (classe 1991) – sottoposta agli arresti domiciliari;
• S.G. (classe 1975) – sottoposta all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria;
• C.V.C. (classe 1987) – sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria

I tre devono rispondere di associazione per delinquere finalizzata all’esercizio di case di prostituzione, nonché di sfruttamento e favoreggiamento sistematico del meretricio di diverse ragazze.

Le investigazioni, avviate nel mese di febbraio 2020 a seguito di segnalazioni su una presunta casa di prostituzione nel centro cittadino, hanno consentito di appurare che D.C.R. era la figura apicale dell’organizzazione caratterizzata da gerarchie interne e attribuzione di ruoli. In particolare, la D.C.R., manager della prostituzione indoor, si sarebbe occupata del controllo, amministrazione e direzione in prima persona di tre case di prostituzione, di cui due a Catania ed una a Misterbianco (CT); mentre S.G. avrebbe avuto il compito della co-gestione della casa di Misterbianco (CT) ed, infine, C.V.C. avrebbe gestito, unitamente alla compagna D.C.R. la casa di appuntamento, sotto la parvenza di un Bed & Breakfast, ubicato nel centro storico di Catania, dividendo con la stessa gli utili provenienti dalla prostituzione altrui.

Altre tre indagati avrebbero svolto i ruoli di addetti al centralino e alle prenotazioni dei clienti che, attraverso siti dedicati, telefonavano per fissare le prestazioni sessuali, con tariffe a partire da 50,00 euro, a seconda della tipologia di “servizio” richiesto alle donne reclutate per sfruttarne la prostituzione. Tra i massaggi più “gettonati”, assicurati da quella che era poi una vera e propria impresa a carattere essenzialmente familiare, erano i c.d. “Touch me” e “Nuru massage”. Tutto avveniva all’interno delle mura domestiche, garantendo così maggiore sicurezza agli indagati e privacy alla clientela.

Alla D.C.R., percettrice di reddito di cittadinanza, é stato, altresì, contestato l’illecito per l’omessa comunicazione nei termini, ovvero dall’agosto del 2020, di redditi da lavoro irregolarmente svolto presso un negozio di abbigliamento sito in questo capoluogo.

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redazione

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