19 Febbraio 2022

Grande successo per Euphoria: il racconto delle nuove generazioni

Grande successo per Euphoria: il racconto delle nuove generazioni

Il caso Euphoria: le nuove generazioni abbattono le barriere delle serie tv e trovano sempre più spazio per le loro tematiche.

Asec Trade S.r.l.

La controversa serie tv in onda Euphoria, prodotta e distribuita dalla HBO – in USA – e da nowtv e Sky – in Italia – vanta di un cast non di poco conto, a partire dalla sua protagonista Rue (Zendaya) e tratta dei temi che interessano soprattutto le nuove generazioni nella fascia adolescenziale ed il nuovo rapporto che, inevitabilmente, si instaura tra i genitori ed i ragazzi. In un mondo dove gli stereotipi e le identità di genere prendono il sopravvento, come temi quotidiani facilmente compresi dai teenager e molto meno dagli adulti, è facile perdere dei temi ancor più caldi, quali: la depressione, la perdita di autostima, gli abusi sessuali e la dipendenza da droghe.

La particolarità della serie tv, che ha colpito non solo il pubblico tra i 14 ed i 19 anni, è il mix perfetto di una generazione che cerca di trovare il proprio spazio nel mondo, attraverso dei mali che hanno già conosciuto le generazioni passate. È facile chiedersi: non abbiamo imparato niente dal passato? La risposta alla domanda è percorribile tra le puntate, tra ciò che accade nella vita dei ragazzi e soprattutto alla protagonista, una tossicodipendente alle prese con il lutto paterno, la forte depressione legata ad una malattia mentale pregressa e la non accettazione di una categoria sessuale definita. Rue rappresenta appieno il dramma che molti dei giovani di oggi vivono, il non accettare se stessi per paura che la società non possa comprenderli; rappresenta il dramma maggiore che tutti vivono e di cui spesso si abusa: il dolore, sia esso fisico che psicologico.

La morte del padre innesca in lei dei meccanismi di autodifesa deleteri che la costringono a volere a tutti i costi creare una dimensione priva di dolore, priva di ricordi che possano farle del male. Una dimensione utopica ed inesistente che, come una meteora nello spazio, esplode e colpisce chiunque le stia intorno, a partire dalla famiglia ed in maniera non superficiale i suoi amici.

Zendaya non è la sola a rappresentare benissimo, attraverso la sua ineccepibile interpretazione, i drammi di una ragazzina delle superiori della media-borghesia americana – ma che potrebbe benissimo ricordare anche le ragazze che abbiamo conosciuto nella serie tv italiana “Baby” in cui, basandosi su fatti veritieri, si fa riferimento agli eventi di cronaca dei Parioli romani -, ma si affianca a Jules (Hunter Schaefer) una ragazza transgender che esplora tutte le sfumature del proprio corpo, della propria psicologia e della sessualità, senza soffermarsi sui classici stereotipi. L’aver scelto un’attrice transgender per interpretare questo ruolo, rende merito alla serie che non si limita solo ad accattivare lo spettatore, ma mette a nudo la psicologia delle persone che effettivamente vivono in un limbo tra ciò che vorrebbero essere, che si sentono d’essere e ciò che la società impone.

Il rapporto delle due protagoniste, una relazione d’amicizia a tratti tossica, è il connubio tra le luci ed ombre che ognuno di noi possiede e viene esplorato attraverso il loro caotico rapporto con la famiglia e soprattutto con i loro amici. Anche nel cast dei ragazzi alcuni volti molto conosciuti del piccolo schermo Nate ( interpretato da Jacob Elordi, noto per la trilogia di Kissing Booth, serie di film prodotta e distribuita da Netflix), Ethan (Austin Adams, coprotagonista della brillante mini-serie natalizia Dash&Lily di Netflix e già volto noto della pellicola adolescenziale Città di carta, tratta dall’omonimo romanzo di John Green). Per i nostalgici di Grey’s Anatomy un grande ritorno sul piccolo schermo, quello di Eric Dane che interpreta Cal Jacobs, il padre di Nate e l’adulto la cui storia si intreccia con quella dei ragazzi. Forse è proprio la storia di Cal a rendere più comprensibile al pubblico over 18 la necessità di affrontare certe tematiche, di mostrarle al grande pubblico, per evitare che questi drammi possano in qualche modo compromettere per sempre la vita di chi li vive.

Mancano solo due puntate alla conclusione della seconda stagione e l’interpretazione di Zendaya nella 2×05 varrebbe da sola ogni premio, data la sua giovane età e la perfezione e delicatezza con cui affronta il disagio nella società di un tossicodipendente e dell’astinenza dalle droghe. Cosa accadrà a Rue, Jules ed i loro amici lo scopriremo entro il 28 febbraio, per ora non ci resta che chiederci se ci sarà una terza stagione o se si concluderà così.

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Chiara Lucia Germenà

Chiara Lucia Germenà

Chiara Lucia Germenà (OdG Sicilia N^ 177881). Classe 1996. Giornalista e Dott.ssa in “Lingue e Letterature Comparate”. Appassionata di cultura e spettacolo: “Se non mi trovi cercami a Teatro”.