08 Gennaio 2022
“Don’t look up”: se la cometa-virus finisce in pasto ai social

“Don’t look up” è un ‘disaster movie’ che racconta di come la popolazione mondiale reagirebbe, ai nostri giorni, ad una catastrofe naturale.

L’incipit parla chiaro: “Basato su fatti realmente possibili”. Non è un film di fantascienza e trova molti riscontri nella realtà che stiamo vivendo. Il cambiamento climatico e la pandemia, conseguenze della devastazione operata dall’uomo, e il negazionismo di chi preferisce, per paura o per prepotenza, affidarsi a un sentire che non si fonda su razionalità scientifiche. Temi che, in maniera diretta o sottesa, rientrano in “Don’t look up” e che hanno convinto Leonardo DiCaprio ad accettare il ruolo – l’attore è un attivista per il clima. Adam McKay, a proposito del dibattito creatosi intorno alla sua opera, twitta: “Se non avete almeno un briciolo di ansia sul collasso climatico (o sul fatto che gli USA stiano vacillando) non credo che possiate capire Don’t Look Up.
Sarebbe come se un robot vedesse una storia d’amore. ‘Perché le loro facce sono così vicine?’”. La scelta del cast non è casuale, difatti, anche la coraggiosa protagonista di Hunger Games è un’attivista, impegnata a coinvolgere i giovani in politica e a promuovere governi alternativi e leggi anticorruzione con l’organizzazione americana Rapresente Us. – nel 2018, l’attrice annunciò proprio un anno sabatico dal cinema per dedicarsi all’attivismo politico.
La politica e parte del mondo dell’informazione stanno attraversando una crisi da vuoto di contenuti, che ha, certamente, a che fare con l’etica.
I due astronomi, dopo aver tentato invano di allarmare la Casa Bianca, finiscono ospiti in un ‘morning show’ condotto dalla stravagante Brie Evantee (Kate Blanchett), la quale, contribuendo all’operato dei media di svuotare la notizia della catastrofe dal suo allarmante contenuto, trasforma il tutto in un fatto sociale allegro e spensierato. La comunicazione distorta e disinteressata dei media mitiga una notizia che dovrebbe terrorizzare e destabilizzare e che, se presentata in toni seri, apparirebbe persino noiosa. Un’analisi sarcastica dell’approccio odierno dei media e della politica, i quali stravolgano la scoperta scientifica per trarne un vantaggio, l’una per ottenere uno scoop, l’altra per farne strumento di propaganda elettorale. Inizia uno spettacolo mediatico, del quale i due scienziati sono i protagonisti, e la notizia fa il giro dei social, dove impazzano dei meme sullo sfogo in televisione di Kate – incredula del fatto che un evento così drammatico possa essere preso poco sul serio – e dei post di elogio della bellezza del professor Mindy. Un altro becero contenuto da aggiungere sui vuoti account degli instagramers, che si dichiarano “stressati dalla cometa”.

“Don’t look up” è una chiara denuncia del costante divario tra classi sociali, tra coloro che posseggono i mezzi economici, e di potere dunque, per trarsi in salvo e tra normali cittadini che si abbandoneranno al tragico destino – tra i quali rientreranno anche Randall e Kate.

La scienza viene messa ai margini, sfruttata per fare audience e propaganda, perde credibilità e attendibilità, a favore di una aggressiva e dormiente polarizzazione del pensiero, dove tutto può essere messo in discussione, dove non esistono le fonti attendibili e a vincere è ciò che riesce a fare maggiore presa sulle menti degli individui. Un ritratto fedele di una società assopita, oggi dai social network. Fino alla fine, si spera, in ansia, in un happy ending, ma “Don’t look up” non vuole intrattenere né confortare. Il messaggio è chiaro: bisogna credere alla scienza.





