13 Dicembre 2021
Calcio Catania, i gol di Moro non cancellano i debiti

Dopo la splendida partita contro il Palermo tornano i problemi dell’extra campo con i debiti che pesano come un macigno sulla testa del Calcio Catania. Ancora da pagare 190mila euro entro il 16 dicembre per evitare la radiazione.
Se il gruppo squadra va bene per le modeste ambizioni del club, dodicesimo in classifica, inaudito per Catania, da un punto di vista societario arriva l’ennesimo stop gestionale: la seduta del cda di Sigi, prevista per la serata del 13 dicembre, salta ancora. L’atteggiamento sembra quello di una società che gestisce un club che non conosca lo stato di crisi economica, oppure di chi non ha più nulla da deliberare. Eppure ci sono da pagare 190mila euro di spettanze entro il 16 dicembre per evitare la radiazione e da presentare un piano industriale a difesa dell’istanza di fallimento presentata dalla Procura di Catania.
Sigi non ha mai ottemperato alcunché nemmeno con l’Agenzia delle Entrate e con il Comune di Mascalucia. Il pensiero ricorrente è che se il club fallisce non prendono nulla, quindi meglio non pagare ad oltranza, come se Torre del Grifo basti per la sopravvivenza del club. Ma invece in pochi sono atterriti e preoccupati perché leggendo proprio l’ultimo bilancio del Calcio Catania alla voce Patrimonio netto la cifra è negativa e ben oltre i 7 milioni di euro. Ciò significa che la bella opera fabbricata a “Turulifu”, a livello debitorio è più che andata, cioè non basta a coprire i debiti delle gestioni alquanto discutibili degli ultimi anni.
Vabbè c’è stato il Covid, anzi c’è ancora e nessuno sa come combatterlo. In piena crisi finanziaria globale comunque ci sarebbe qualcuno che addirittura sarebbe interessato alla struttura, che così come si trova è ingestibile senza generare debiti. Basta vedere i bilanci del Catania e delle varie società che si sono succedute nella sua gestione, per ultima la Calcio Catania Servizi, dichiarata fallita il 29 settembre del 2020, dopo circa due mesi dall’ingresso ufficiale di Sigi. Quest’ultima aveva sempre minimizzato il problema del sequestro conservativo, vedi dichiarazioni di Ferraù nelle varie conferenze stampa. Poi però il sequestro è stato autorizzato. Ma che strano direte voi, ma nei fatti era anche logico che il Calcio Catania, azienda controllante avesse delle responsabilità sulla controllata. Come il padre li ha verso un proprio figlio, per dirla in parole semplici.
La sapranno lunga in Sigi che gestisce il club come se lo avesse preso fallito e quindi senza debiti, ma la verità che oggi ci vogliono capitali, “circa 15 milioni di euro per finire la stagione”, parole di Ferraù, non mie. E ora chi mette i soldi? Dei soci Sigi a quanto pare nessuno, visto che sono sempre a caccia di “regali”, o meglio “sponsorizzazioni”, estere, possibilmente da oltre oceano, meglio ancora se misteriosi. Una mano Santa a cui credere con fede. “Speriamo che ammuccano” scrisse tempo fa Ferraù in un post in risposta ad un tifoso diffidente sull’esistenza degli inglesi. Intanto si è vinto il derby e il Catania è 12esimo in classifica, in Serie C. Praticamente un disastro sportivo.






