08 Ottobre 2021

Startup digitali B2B: MadTech, Cybersecurity e FinTech i settori più importanti in Italia, ma la Sicilia resta fuori

Startup digitali B2B: MadTech, Cybersecurity e FinTech i settori più importanti in Italia, ma la Sicilia resta fuori

Lo rivela la nuova ricerca realizzata da Startup Wise Guys sui numeri dell’ecosistema B2B italiano

Asec Trade S.r.l.

Startup Wise Guys, acceleratore di startup attivo in Italia da un anno che in pochi mesi, a novembre 2020, ha raccolto 1,2 milioni di euro in crowdfunding, ha elaborato un report <https://urlsand.esvalabs.com/?u=https%3A%2F%2Fstartupwiseguys.com%2Fitaly report%2F&e=a3be7b62&h=b1a6cda1&f=n&p=y>
che analizza lo scenario delle startup e scaleup digitali B2B in Italia, intervistandone oltre 200, che si trovano in diverse fasi di sviluppo.

“I dati emersi dalla ricerca disegnano uno scenario con alto potenziale e
con diversi casi di successo – sottolinea Andrea Orlando, amministratore delegato di Startup Wise Guys Italy – Tuttavia non bisogna fermarsi qui. Speriamo che il report sia di ispirazione per startup, investitori e operatori per cogliere il momento magico e continuare a premere sull’acceleratore”. Tra i content partner vi sono Crunchbase, Dealroom e VC Hub Italia: “Come questo, sono diversi gli studi che hanno evidenziato come, nel corso della crisi determinata dalla pandemia, le aziende innovative abbiano resistito alla crisi meglio di quelle dei comparti tradizionali. Siamo felici di essere content partner di questo report che dimostra che anche in Italia le startup e le PMI innovative possono contribuire alla crescita economica” spiega Francesco Cerruti,
Direttore Generale di VC Hub Italia. All’interno del report sono evidenziati anche casi di successo di startup come BOOM Imagestudio, iDeal e Altilia.

Purtroppo, nonostante la Sicilia sforni giovani talentuosi nel settore che sia sede di prestigiose realtà, le start up digitali che offrono servizi e soluzioni B2B  sembrano non avere appeal.

Ciò probabilmente è dovuto alla mancanza in Sicilia di imprese e stakeholders che potrebbero avere interesse a utilizzare tali nuove realtà, che però, da parte dei fondatori ed essendo “digital” non dovrebbero avere limite territoriale.  Il report sullo scenario delle startup e scaleup digitali B2B dimostra come il Covid non ha cambiato in Sicilia il quadro delle società di capitali, la mancanza di industrie di vario settore merceologico e la numerosa presenza di insegne GDO e retail, le cui case madri sono al di fuori dell’Isola, e dunque non direttamente coinvolte a livello decisionale.

I settori

Le startup digitali che offrono servizi e soluzioni B2B sono un segmento importantissimo del mercato dell’innovazione tecnologica, nonché perno delle strategie di digital transformation che oggi ogni impresa deve considerare per restare competitiva. I settori in cui operano le startup B2B italiane sono numerosissimi e lo scenario appare altamente
frammentario: delle oltre 200 startup intervistate, il 13% opera nel MadTech (marketing and advertising technology) e offre prodotti e servizi digitali prevalentemente in ambito sales e marketing. Il 9,6% vede come ambito di applicazione la *Cybersecurity*, settore strategico soprattutto in seguito alla pandemia da covid-19. Terzo per importanza, ma
equivalente in percentuale, è il *FinTech* nel suo senso più ampio, e quindi comprensivo anche di aree come l’InsurTech. Seguono il settore di mobilità e logistica col 7,8% e FoodTech e LegalTech col 6,5%, più in basso in classifica si trovano invece EdTech e FashionTech.

La provenienza

Non sorprende che la Lombardia ospiti la metà del totale delle startup B2B, seguita da Lazio (11,8%) e Toscana (7,3%). Anche prendendo in considerazione le città, e non più le regioni, Milano guida la classifica con il 46,8% di startup B2B, quasi il doppio di quante ne ospitano le altre maggiori città italiane messe insieme (Roma 11,4%, Firenze e Torino 5,4%, Bologna 3,6%). Le ragioni di questa distribuzione geografica si trovano non
tanto nelle capacità degli imprenditori lombardi e milanesi di fondare startup, quanto nel fatto che queste aree urbane ospitano anche la maggior parte dei potenziali clienti di una startup B2B. Si tratta quindi di una naturale dinamica di mercato, più che di una condizione di partenza più favorevole rispetto a quella offerta da altri territori. Se si guarda al settore di applicazione, il FinTech è sicuramente il più presente in Lombardia, dove sono basate il 68,4% delle startup attive in questo campo, sia perché la Lombardia ospita le più importanti istituzioni finanziarie, sia perché recentemente a Milano sono iniziate diverse iniziative istituzionali per favorire lo sviluppo di startup, che coinvolgono Banca d’Italia e Cassa Depositi e Prestiti.

Investimenti

Nel 2021 in Italia sono stati conclusi più di 70 accordi di finanziamento (inclusi aumenti di capitale, debito e finanza agevolata) per la maggior parte nel settore MadTech. Si stima che in Italia, fra gennaio e settembre 2021, le startup digitali B2B italiane abbiano raccolto fondi per circa €146.000.000.

Internazionalizzazione

Dal report emerge anche una certa propensione all’internazionalizzazione, con due terzi delle startup che hanno già visione globale e un terzo ancora concentrata sul mercato domestico, ma è importante precisare che per alcuni settori, per esempio il LegalTech e il RegTech, il processo di internazionalizzazione è più complesso in quanto molto legati per loro natura agli impianti normativi nazionali.

“Il dato che emerge dalla ricerca va letto secondo noi in positivo, con circa il 66% delle startup B2B italiane caratterizzate da una vocazione internazionale – continua Andrea Orlando – Il terzo rimanente non deve essere letto come chiusura verso l’internazionalizzazione, ma piuttosto come risultato di una prima fase del ciclo di vita, in cui l’operatività della startup si concentra sul mercato nazionale, quando non vincolato da
caratteristiche intrinseche del business, come nel caso del LegalTech.”

Tipo di finanziamento

Per comprendere come il business delle startup B2B attragga gli investitori, è interessante indagare come queste vengono finanziate. Il 60% delle startup ha ricevuto finanziamenti sotto forma di equity da parte di Venture Capital*, Business Angel, e altri investitori specializzati. La percentuale è significativa perché indica che l’attenzione degli investitori per le startup B2B è alta e che il settore promette evoluzioni positive nel medio e nel lungo termine. Il 35% delle startup B2B ricorre al debito, e il 15% all’equity crowdfunding.

Occupazione femminile nelle startup B2B

Un ulteriore tema toccato nell’indagine riguarda il gender gap che coinvolge i team di lavoratori nelle startup B2B. I team composti da soli uomini sono ancora predominanti (57,3%) ma, mentre la percentuale di squadre di sole donne è ancora marginale (2,4%), la percentuale di squadre miste è tutt’altro che trascurabile e arriva a toccare il 40,2%. Il settore delle soluzioni digitali B2B, proprio perché si rivolge ad aziende di stampo tradizionale, seppur desiderose di rinnovarsi, contribuisce a un più lento processo di allineamento nel divario di genere tra i fondatori di questo tipo di startup; gli estensori del report ritengono comunque estremamente significativo che oltre il 40% sia composto da squadre miste.

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redazione

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