24 Agosto 2021

Omicidio Vanessa, Ardita: “L’amore proprietario più forte di qualunque legge”

Omicidio Vanessa, Ardita: “L’amore proprietario più forte di qualunque legge”

All’indomani dell’efferato omicidio di Vanessa Zappalà, arriva il commento su Facebook del magistrato Sebastiano Ardita: prodotto di una subcultura strisciante e che ha una solida base di fiancheggiatori silenziosi”.

Sul suo profilo Facebook, il membro del CSM non le manda a dire e punta il dito dapprima sul populismo. “L’omicidio di Vanessa Zappalà è solo l’ultimo di una interminabile serie di femminicidi. Ma colpisce il modo efferato in cui è avvenuto e l’incapacità della legge di impedirlo”, afferma Ardita.



“Vanessa Zappalà inseguita, maltrattata pubblicamente, e poi barbaramente uccisa non è solo l’espressione di una azione criminale, ma è il prodotto di una subcultura strisciante e che ha una solida base di fiancheggiatori silenziosi: coloro che sotto sotto non riconoscono il ruolo della donna e la sua dignità”. Parole forti quelle del magistrato che sembra  tratteggiare un problema antropologico, come sottostante ai delitti di questo genere, quasi scagionando il sistema legislativo attuale: “Questo perché l’idea dell’”amore proprietario”, della identificazione della persona con una cosa che è del più forte, prevale su qualunque legge o controllo di polizia o ordine del giudice. Rappresenta un modo capovolto di concepire l’”amore“ che trova ancora spazio in pezzi nella società : come uno strumento della propria affermazione, come nella giungla”.

“Non deve stupire quindi che nel nostro paese a volte non siano accettate leggi contrarie alla discriminazione. Perché – continua Ardita – per essere rispettata una legge deve prima essere condivisa dalla cultura dominante, altrimenti viene considerata come una “imposizione” ed elusa e violata, col travolgimento dei più elementari principi di civiltà e della costituzione”.

“E fino a quando questo rispetto non diventerà un caposaldo dominante della nostra cultura, insieme alla lotta contro ogni discriminazione – conclude Ardita – saremo soltanto un popolo in cerca della civiltà, con l’aggravante di essere la parte ricca e benestante del pianeta. Anche noi, sotto sotto, abbiamo il nostro Afghanistan”.

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redazione

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