24 Giugno 2021

Richiesta sequestro conservativo di Calcio Catania Service: parola agli esperti

Richiesta sequestro conservativo di Calcio Catania Service: parola agli esperti

Le 55 pagine della richiesta di di sequestro conservativo da parte della curatela fallimentare della Calcio Catania Service Srl (che gestiva Torre del Grifo), analizzata da professionisti del settore, alcuni dei quali giornalisti che scrivono in riviste specializzate anche del gruppo 24 Ore interpellati dalla nostra redazione.

Nella seguente relazione, vengono riportate: la normativa vigente in materia; l’analisi delle richieste della curatela fallimentare della Catania Service Srl (fallita il 29 settembre del 2020); viene descritto l’ambito in cui il giudice dovrà valutare le richieste e infine sono descritti gli eventuali profili giuridici che potrebbero emergere ed essere valutati in altra sede dagli organi competenti. Il documento seguente tratta la sola posizione del Calcio Catania SpA e non vuole in nessun modo prevedere o anticipare la decisione del Tribunale di Catania.

Relazione sulla richiesta di sequestro conservativo della curatela fallimentare di Calcio Catania Service Srl nei confronti del Calcio Catania SpA

A seguito del fallimento della Catania Servizi S.r.l. che gestiva Torre del Grifo Village, la Curatela Fallimentare ha depositato al Tribunale civile di Catania la richiesta di sequestro conservativo fino a 3 milioni e trecentomila di euro nei confronti del Calcio Catania S.p.A.

Importi variabili i tra 500 mila e 2 milioni e mezzo di euro, sono stati richiesti all’indirizzo degli amministratori di entrambe le società che si sono succeduti a partire dalla costituzione della Catania Servizi S.r.l.

Il Giudice monocratico designato dal tribunale etneo, Dott.ssa Lidia Greco, non ha accolto la richiesta della Curatela di concessione, inaudita altera parte, del sequestro fissando per il prossimo 5 Luglio l’udienza di comparizione, per la valutazione, nel contraddittorio tra le parti, delle contrapposte tesi difensive.

I Giudici saranno chiamati a valutare, tra l’altro, l’imputabilità della responsabilità risarcitoria ex art. 2497, c.c. per la presunta violazione del dovere di corretta gestione societaria alla controllante Calcio Catania S.p.A. In altri termini occorre accertare se l’attività di direzione e coordinamento del Calcio Catania S.p.A. abbia danneggiato il patrimonio della società controllata, Catania Servizi S.r.l.

Esaminiamo i presupposti normativi che consentono, in astratto, ai creditori sociali (in questo caso alla Curatela fallimentare) della controllata di esperire azione diretta nei confronti della controllante per poi valutare la sussistenza del diritto risarcitorio in mancanza di un accertamento definitivo (“fumus boni iuris”) sulla base delle operazioni di <mala gestio> rilevate dalla Procedura a sostegno della richiesta di tutela conservativa.

 

Le condizioni normative per promuovere la pretesa risarcitoria

A mente dell’art. 2497, infatti, c.c. “… “le società o gli enti che, esercitando attività di direzione e coordinamento di società, agiscono nell’interesse imprenditoriale proprio o altrui in violazione dei principi di corretta gestione societaria e imprenditoriale delle società medesime, sono direttamente responsabili nei confronti dei soci di queste per il pregiudizio arrecato alla redditività ed al valore della partecipazione sociale, nonché nei confronti dei creditori sociali per la lesione cagionata all’integrità del patrimonio della società.…”.

In sostanza, la responsabilità della società che esercita l’attività di direzione e coordinamento nei confronti dei creditori sociali delle società “eterodirette” (o controllate)  ex art. 2497, c.c., ricalca quella prevista dalla disciplina della responsabilità dell’organo amministrativo nei confronti dei creditori sociali in generale di cui all’art. 2394 c.c. e richiede:

  1. la lesione all’integrità del patrimonio sociale; nonché
  2. il nesso di causalità tra condotta e danno.

Da ciò deriva che l’esercizio di direzione e controllo, benché svolto in violazione dei principi di corretta gestione societaria ed imprenditoriale della società controllata, non è di per sé da solo fonte della responsabilità contemplata dall’art. 2497, comma 1, c.c. non individuabile nella sola circostanza che la che la società controllante abbia conseguito vantaggi, né nel fatto che la società controllata non abbia conseguito utili, o sia finita in dissesto, o addirittura fallita.

In altri termini, il verificarsi di una perdita o la situazione di dissesto patrimoniale della società, da cui la Curatela sembrerebbe far discendere l’imputabilità della responsabilità risarcitoria ex art. 2497, co. 1, c.c. (pag. 6 del Ricorso ex art. 671 c.p.c.) non sono di per sé sintomo significativo della violazione dei doveri gravanti sull’amministratore, in quanto l’attività di impresa è intrinsecamente connotata dal rischio di possibili perdite il cui verificarsi non dovrebbe essere considerato per sé solo un sintomo significativo di mala gestio degli amministratori, preposti ad agire secondo una logica imprenditoriale, e non già meramente conservativa.

È necessaria, viceversa, così come affermato dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite nella Sentenza n. 9100, del 6 maggio 2015,  la prova dell’immediata e diretta incidenza causale delle decisioni gestorie adottate dalla società dominante sulla gestione di quella controllata; nonché dell’effetto depauperativo che la loro attuazione abbia prodotto nei confronti della generica garanzia patrimoniale di quest’ultima a disposizione dei creditori. E’ ciò che verificheremo nella seconda parte del nostro intervento: il nesso di causalità tra gli atti intercorsi tra la società controllante Calcio Catania S.p.A. e la controllata Catania Servizi S.r.l. e le loro conseguenze sull’asserito depauperamento, cd. <danno> (nella sua manifestazione, misurabilità e prova),  del patrimonio sociale di quest’ultima.

 

I rapporti credito/debito tra Calcio Catania S.p.A. e Catania Servizi S.r.l.

La specifica individuazione delle condotte poste in essere dagli amministratori della controllante incidenti sulla sfera della controllata, rappresenta un elemento fondamentale di vaglio da parte del giudicante per verificare il fondamento della domanda di sequestro conservativo.

Sono essenzialmente cinque le significative condotte di mala gestio censurate dalla Curatela intervenute nel periodo antecedente alla declaratoria di fallimento datata 20 settembre 2020.

La prima riguarda la dismissione da parte del liquidatore di Catania Servizi S.r.l. a favore della controllante Calcio Catania S.p.A., di beni strumentali, rimanenze di magazzino (merci relative al punto vendita Catania Point) e delle attrezzature allocate nel centro benessere, documentate da fatture emesse, in data 15 e 17 settembre, quindi in corso di istruttoria prefallimentare per complessivi € 141.749,28 oltre ad Iva.

La procedura, oltre a contestare il profilo temporale dell’operazione commerciale intervenuta in prossimità della sentenza dichiarativa di fallimento, lamenta l’impossibilità di aver potuto apprezzare la congruità del prezzo di vendita, il difetto di dazione ed incasso del corrispettivo da parte della controllata.

Ora, in termini generali, compito del liquidatore, così come prescritto dall’art. 2489 c.c. è certamente quello diretto alla liquidazione del patrimonio al fine di pagare i creditori sociali e ripartire tra i soci l’eventuale residuo attivo. In tale ottica se è pur vero che la scelta dei soci ex art. 2487 c.c., è volta alla realizzazione nel breve periodo dei valori aziendali, perlomeno intempestiva… appare la dismissione del complesso aziendale in pendenza di procedura prefallimentare.

Non avendo contezza dei termini di pagamento indicati nelle fatture di vendita, non possiamo esprimerci sull’eventuale inadempienza contrattuale da parte della controllante anche in considerazione del fatto che la consegna della merce (momento di effettuazione dell’operazione) si perfezionata  nel settembre 2020. Trattandosi di periodo emergenziale dovuto agli effetti della pandemia, l’eventuale ritardo rispetto, per esempio, ad una ipotesi di pagamento immediato, sarebbe giustificabile ai sensi di quanto previsto dal comma 6-bis, dell’art. 3, D.L. 23/02/2020, n. 6, convertito con modificazioni dalla L. 5/03/2020, n. 13, norma speciale (rispetto alle disposizioni codicistiche) rende giustificabile e scusabile il ritardato o il mancato pagamento a condizione che questo sia conseguenza delle misure autoritative per il contenimento del Covid 19.

Da un punto vista meramente patrimoniale, che è quello che interessa ai fini della nostra indagine, si realizza alcun depauperamento considerato che la massa attiva fallimentare, con una sorta di permutazione patrimoniale, mantiene un credito verso la Calcio Catania S.p.A., in luogo della cessione di immobilizzi materiali e rimanenze.

Qualche perplessità potrebbe sorgere sulla valorizzazione del compendio trasferito, in termini di congruità e valore normale. A tal proposito, ci chiediamo le ragioni che hanno suggerito la Curatela di non azionare, questa volta si, tempestivamente, un’azione revocatoria fallimentare che non avrebbe inciso sulla validità ed efficacia inter partes del contratto di vendita concluso dal fallito, nè ne avrebbe importato la risoluzione, ma lo avrebbe reso privo di effetto rispetto ai creditori sociali ed alla Procedura fallimentare, con conseguente possibilità per questi ultimi di esercitare su detto bene l’azione esecutiva concorsuale e le azioni conservative.

In questo modo, seppur azione limitata fini esecutivi e conservativi, il bene oggetto della revocatoria sarebbe stato acquisito al fallimento nelle condizioni in cui si trovava all’atto della cessione.

La seconda direttrice su cui punta la Curatela al fine di ottenere la misura cautelare sui beni degli intimati confuta i movimenti finanziari eseguiti a favore di Calcio Catania S.p.A. eseguiti in situazione di conclamato dissesto finanziario da parte della società fallita.

Le movimentazioni finanziarie, si legge nella Relazione della Curatela, trovano in contabilità quale giustificazione causale l’estinzione di partite debitorie verso la controllante.

Trattasi di debiti maturati non solo in funzione del contratto di locazione della struttura “Torre del Grifo”, ma anche di una serie di ribaltamento di oneri per utenze relative alla struttura, della cessione di giacenze di magazzino, e del prezzo di imprecisate derrate alimentari, quest’ultimo con pagamento in contanti.

Anche in questo caso, non avendo contezza della documentazione di supporto, dei contratti intercorsi tra società controllata e controllante, dei prospetti di suddivisione dei costi e delle utenze promiscue (vale a dire, dei servizi fruiti dettagliatamente dalle due società in oggetto) non è possibile esprimere un giudizio tecnico sulla legittimità,  anche nella prospettiva di aggravio del deficit patrimoniale, delle suddette operazioni di “compensazione finanziaria”.

Certo è che, la pianificazione della liquidità appare caotica e poco coerente con sistema  di cash pooling, dove nelle società del gruppo sebbene organizzate come entità giuridicamente indipendenti, la controllante dovrebbe fungere da unità strategica fornendo lei, sostegno finanziario reciproco e distribuzione ottimale della liquidità nell’interesse di tutte le società eterodirette.

In questo senso, anomali, irrituali ed apparentemente privi di qualsiasi giustificazione economica gli esborsi monetari a favore della controllante – e che sembrerebbe integrare una condotta depauperativa del patrimonio – corrisposti a titolo di finanziamenti infruttiferi per € 56.000,00 in coincidenza temporale con l’esecuzione di accollo (e successiva rinuncia) per € 300.437,27 da parte della Calcio Catania S.p.A. di posizione debitoria assunta dalla controllata Catania Servizi s.r.l.

E’ questa la terza contestazione mossa dalla Curatela che pone dubbi non solo sui metodi di formalizzazione del negozio giuridico dell’accollo, ma sulla stessa natura del debito ritenuto dalla Curatela <ab origine> di pertinenza della controllante perché asseritamente riferito a prestazioni di servizio di steward negli eventi calcistici del Calcio Catania.

Il debito prima accollato è stato poi, nel bilancio d’esercizio al 31/12/2018 depositato della Catania Servizi s.r.l. oggetto di rinuncia da parte del Calcio Catania S.p.A. cha ha patrimonializzato la controllata per un importo complessivo di € 365.474,27 a parziale copertura delle perdite d’esercizio maturate sino a quella data.

Sul punto la Curatela afferma che trattasi di “…prestazioni rese a favore della squadra di calcio …”. Ciò, supponiamo avendo contezza della descrizione del servizio effettivamente fatturato, nonché degli accordi pattizi intercorsi tra le società prestatrici del servizio e la società Calcio Catania S.p.A.

Se, così non fosse – ma non lo crediamo – è lecito immaginare che l’addebito potesse essere riferito a prestazioni rese per i  servizi di vigilanza eseguiti 24/h presso la struttura di Torre del Grifo considerato che tali servizi venivano svolti dalle medesime ditte che prestavano la loro opera in occasione degli incontri calcistici.

La quarta doglianza che si concretizza in un importo estremamente significativo è rappresentato dalle uscite finanziarie che transitano dalla Catania servizi s.r.l. fallita a favore del Calcio Catania S.p.A. per un ammontare complessivo negli esercizi 2018-2019-2020, ammontano a ben 911.853,70 euro imputate, con evidenti disallineamenti temporali, a compensazione dei debiti maturati verso la controllante e derivanti dal rapporto di locazione passiva della struttura sportiva.

Diciamo subito, condividendo l’impostazione della Curatela, che in situazione di acclarato squilibrio finanziario risultano assolutamente illegittimi in aperta violazione del principio della par conditio creditorum, i flussi monetari a favore della controllante, trattandosi di crediti che andavano postergati rispetto alle pendenze tributarie e previdenziali, ovvero eventualmente verso i dipendenti.

Un ultimo aspetto riguarda i costi di gestione ritenuti dalla Curatela di competenza della Calcio Catania S.p.A. che vengono sostenuti dalla Catania Servizi s.r.l. tra il 2018 ed il 2020 per un ammontare in termini di imponibile pari ad € 487.099,12 che viene anch’esso imputato ad estinzione del debito relativo ai canoni locativi.

I profili di censura avanzati dalla Procedura sono i medesimi di quelli descritti in precedenza, vale a dire, la controllante ha “preferito” saldare le (sue) spettanze dovute per i canoni di locazione scaduti rispetto ai debiti tributari, previdenziali e verso gli enti assicurativi.

Al riguardo, quindi con riferimento ai due rilievi precedenti, in dottrina ci si è chiesti se il compimento di atti lesivi della par condicio integrino una condotta imprenditoriale per la quale i creditori sociali, nella specie la Curatela fallimentare, possano esperire l’azione di responsabilità.

Su tale aspetto è stato osservato come l’atto compiuto dell’amministratore – in quanto caso la Calcio Catania S.p.A. in qualità di soggetto controllante – non ha procurato un danno al patrimonio ma (solo) una lesione alla par condicio. L’amministratore ha eseguito un pagamento revocabile; ha adoperato impropriamente risorse per estinguere un debito. Di conseguenza, la società fallita – Catania Servizi S.r.l. – non potrebbe reclamare alcun danno perché il pagamento di un debito scaduto è un atto neutrale (tanto è vero che non può essere impugnato con l’azione revocatoria ordinaria).

In altri termini, la compensazione del debito per canoni locativi, con risorse della Catania Servizi S.r.l. ha decisamente bruciato risorse ma, al contempo, ha determinato un decremento del passivo patrimoniale.

Seguendo questa logica interpretativa quell’atto (la compensazione di partite debitorie e creditorie tra controllata e controllante) in sé considerato, non dovrebbe avere cagionato alcun danno ai creditori dal punto di vista dell’aggravamento dell’insufficienza patrimoniale. Pertanto, la condotta pur posta in essere in frode ai creditori non avrebbe recato loro un danno diretto.

In punta di diritto, un danno direttamente cagionato da un tale comportamento pare assai complicato da dimostrare perché non è un danno al patrimonio, e l’art. 2394 cc lo pretende.

Poniamo questo dubbio ai Giudici del Tribunale Civile di Catania, Sezione specializzata delle imprese, tenuto conto che postulare che i pagamenti preferenziali sono fattispecie certamente di reato, altro conto è dimostrare che quel reato – in disparte il danno morale – ha creato un danno ai creditori intesi come massa.

 

Conclusioni

Dalla lettura della Relazione tecnica emergono due elementi inequivocabili. La “confusa” e caotica commistione nelle gestioni imprenditoriali della Calcio Catania S.p.A. e della sua controllata. La sottovalutazione delle conseguenze della declaratoria fallimentare che ha investito Catania Servizi S.r.l. da parte della Calcio Catania S.p.A. tant’tè che nell’ambito delle trattative per l’accordo di ristrutturazione del debito ex art. 182 L.F. sembrerebbe abbia obliterato integralmente le ragioni creditorie della procedura fallimentare.

In definitiva, considerato la delicatezza delle questioni affrontate, di cui alcune necessitano certamente un accertamento giudiziale di merito, impongono al Giudice che proceda ad un preventivo calcolo di  probabilità intorno a quello che potrà essere il contenuto del futuro provvedimento principale,

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redazione

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