27 Maggio 2021

Terme di Acireale e Sciacca: dove lo spreco di denaro pubblico sono sorgenti inesauribili

Terme di Acireale e Sciacca: dove lo spreco di denaro pubblico sono sorgenti inesauribili

La telenovela sul termalismo pubblico regionale non finisce, a più di dieci anni dall’inizio del processo di liquidazione delle due partecipate regionali, Terme di Sciacca SpA e Terme di Acireale SpA.

Il testo della delibera di giunta regionale del 14 maggio scorso è di cinque pagine, ma – dopo un lungo preambolo tecnico – sono appena sette le righe con cui il governo Musumeci si impegna genericamente a favorire il percorso di valorizzazione e di avvio funzionale dei complessi termali di Sciacca e di Acireale, “dando mandato al Dipartimento delle finanze e del credito di porre in essere i necessari adempimenti per l’esecuzione di interventi strutturali” Il nodo però, come precisa la stessa delibera di giunta, è la previa individuazione del fabbisogno finanziario.

Si torna dunque al punto di partenza, come nel gioco dell’oca.  Liquidazione che ancora non si è conclusa con lo scioglimento delle due realtà societarie, senza che sia mai iniziato il percorso di affidamento ai privati della gestione degli stabilimenti. Alla fine dello scorso anno, il Presidente della Regione Nello Musumeci aveva entusiasticamente dichiarato che l’Inail era interessata all’acquisto dei complessi termali siciliani; sembra tuttavia che questa trattativa con l’ente previdenziale, attraverso la mediazione di Federterme, sia solo interlocutoria e tattica.

Tutta la vicenda del termalismo pubblico siciliano è rimasta imbrigliata negli ultimi dieci anni nelle maglie della burocrazia regionale, tra cambi al vertice dei dirigenti responsabili dell’ufficio liquidazioni, pareri e nulla osta dei vertici burocratici, e una classe politica sempre più affascinata dai proclami piuttosto che seriamente impegnata in piani di rilancio. Dal 2010 ad oggi si sono succeduti tre governi, Lombardo, Crocetta e Musumeci, ma nessuno dei tre è riuscito ad imprimere una accelerazione alla liquidazione, favorendo la privatizzazione degli stabilimenti

Il prof. Rosario Faraci, docente all’Università degli Studi di Catania, conosce molto bene la vicenda, essendo stato tra i promotori del Forum permanente per le Terme di Acireale istituito dal Lions Club di Acireale nel giugno 2011. “E’ paradossale che ancora dopo dieci anni la burocrazia regionale non sia riuscita a trovare efficaci soluzioni tecniche, legali ed amministrative per attuare quanto previsto dalla legge regionale n.11 del 2010. Nel frattempo, in questo lasso di tempo le due società hanno accumulato perdite economiche complessive per più di 25 milioni di euro e hanno decrementato il patrimonio netto di 38 milioni. Sono risorse pubbliche sciupate e fa specie che il Parlamento siciliano, cui spetta la definizione di una strategia di rilancio del termalismo, non abbia mai sollevato il problema di un possibile danno erariale alle casse regionali. Le due comunità di Acireale e Sciacca sono molto vigili e attente, soprattutto la cittadina saccense è molto attivo, ma i margini di intervento riservati ai territori sono molto limitati. Anche alla luce della non chiara vicenda dell’Inail, bisognerebbe provare a sottoporre la questione del termalismo siciliano al Governo Draghi per concordare una exit strategy della Regione in modo concertato”

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Daniele Lo Porto

Daniele Lo Porto

Daniele Lo Porto (OdG Sicilia N^ 50259) Classe 1959. Giornalista professionista dal 1992. Sono stato capo dell'Ufficio stampa della Provincia regionale di Catania e redattore di Telecolor. Dal 1984 corrispondente del Giornale di Sicilia, dal 2020 di Tgs e di Freepressonline. Nel 2008 nominato Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana.