10 Maggio 2021

La settimana catanese Ingorgo politico-istituzionale tra Pogliese e Castiglione

La settimana catanese Ingorgo politico-istituzionale tra Pogliese e Castiglione

Un’intervista sulle autorevoli pagine di La Repubblica per confermare, urbi e orbi, che resterà con piè fermo sul fronte del Piave, che politicamente coincide con il perimetro di Palazzo degli elefanti.

Salvo Pogliese non immagina exit strategy né l’apertura di nuovi fronti elettorali su Palermo, dove per altro un nuovo presidente della Regione ancora di destra e ancora catanese, sarebbe veramente difficile da digerire, se Musumeci dovesse rinunciare, come sembra, alla ricandidatura.

L’intervista del sindaco sembra avere una importante valenza politica. Innanzitutto, smentisce  rumors di corridoi del “palazzo”, che lo davano in uscita volontaria da qui a pochi mesi, con il catastrofico scenario di nuove elezioni, per la disperazione di big, con lo sguardo già alle vellutate sale dell’Ars, di peones e di aspiranti big e aspiranti peones. Pogliese resta e lo conferma all’indomani, o quasi, di una debacle in aula di non poco conto, che avrebbe rivelati la difficoltà di gestire equilibri se non proprio impossibili, quanto meno improbabili. I contrappesi delle partecipate pare che non diano stabilità e serenità alle altre forze di maggioranza che tendono ad indebolire la leadership del primo cittadino.

In questo contesto, il Senato cittadino, presieduto da Giuseppe Castiglione, fa capire al sindaco di avere un ruolo non indifferente nelle scelte dell’Amministrazione.  Pogliese, dicono i ben informati, si vorrebbe liberare di almeno uno dei due assessori leghisti, ma al posto di chiedere alla Lega un nome da sacrificare avrebbe fatto di testa sua, cercando di imporre Andrea Barresi, con il risultato di vedersi bocciare un emendamento dall’aula. Il sindaco, secondo l’eco dei malpancisti, non ha rispettato parte degli accordi  con le liste che lo hanno appoggiato alle elezioni. Il patto era che ogni forza politica dovesse avere un assessore e un presidente di partecipata. L’imposizione di Fatuzzo in Sidra al posto dell’autonomista Vitale, avrebbe creato un disallineamento…astrale non più sanato e chi ha buona memoria avrebbe gustato, a freddo, la pietanza della vendetta.

Nei piani del sindaco vi è tutt’ora l’assegnazione di due assessorati ad altrettanti suoi fedelissimi, uno il già citato Barresi e l’altro è Santi Bosco. Dopo le nomine avrebbero dovuto rassegnare le dimissioni da consigliere, per far posto in aula a Sonia Agata Sofia al posto di Barresi e Alessia Trovato, prima dei non eletti nella lista di Santi Bosco che alle elezioni correva con Forza Italia ma poi passato con Muovititalia. Il “blocco” della Lega, al quale non sono estranei gli autonomisti, ha creato un ingorgo politico-istituzionale, che probabilmente solo un vigile moviere esperto e diplomatico potrà rimuovere.

 

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Daniele Lo Porto

Daniele Lo Porto

Daniele Lo Porto (OdG Sicilia N^ 50259) Classe 1959. Giornalista professionista dal 1992. Sono stato capo dell'Ufficio stampa della Provincia regionale di Catania e redattore di Telecolor. Dal 1984 corrispondente del Giornale di Sicilia, dal 2020 di Tgs e di Freepressonline. Nel 2008 nominato Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana.