16 Aprile 2021

Reati ambientali, indagine della Procura anche a Motta S. Anastasia

Reati ambientali, indagine della Procura anche a Motta S. Anastasia

Mancano i depuratori, le condotte fognarie sono vetuste, limiti amministrativi e responsabilità politiche provocano danni gravissimi all’ambiente.

 

“La Procura di Catania ha istituito 15  procedimenti penali, alcuni significativi altri di minore rilevanza, che interessano soprattutto il reato di inquinamento ambientale di imprese industriali che scaricano nelle acque reflue senza una preventiva attività di filtraggio. Quello che a mio avviso è più rivelante, con la premessa che si tratta di un’ attività che è coperta dal segreto istruttorio, è l’azione penale che interessa gli amministratori e funzionari del Comune di Motta Sant’Anastasia”. Carmelo Zuccaro, procuratore di Catania, in Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali, ha illustrato un quadro chiaro delle carenze infrastrutturali, delle responsabilità amministrative e, soprattutto, delle difficoltà legislative nel contrastare i reati ambientali.

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“L’attuale inerzia delle amministrazioni, sia comunali sia regionali, nel prendere decisioni drastiche – per cui tutto ciò che va buttato finisce in discarica – dà luogo a speculazioni private, che, come emerso da inchieste di varie Procure, hanno portato a grossissimi coagulazioni di interessi illeciti per non uscire da questa situazione”. Il tema della gestione e dello smaltimento delle acque reflue, dei rifiuti, e tutto il business che ne scaturisce, il rispetto dell’ambiente, è sempre di grande attualità, nell’agenda politica e nelle aule dei Tribunali.  “Impianti vetusti e inadeguati; in altri casi opere finanziate e non completate. Le responsabilità politiche non tocca a noi rilevarle”: è diretto, e non lascia spazio a diverse interpretazioni, il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, intervenuto in videoconferenza ai lavori della Commissione parlamentare. “Vanno a braccetto interessi speculativi e inefficienze amministrative, quando non di peggio, e favoriscono anche chi ha la disponibilità dei terreni nei quali devono realizzarsi le discariche”. Nell’ambito della Procura etnea sono rilevate 15 procedure di infrazione, ma è una situazione che può essere rilevata su tutto il territorio regionale.

I problemi da risolvere non riguardano l’aspetto legislativo, ha sottolineato il procuratore di Catania, ma quello amministrativo perché “La normativa è congrua nel prevedere le sanzioni e i comportamenti da reprimere ed è anche una delle più avanzate. Ma nella situazione specifica della repressione dei danni ambientali, il problema non sta nell’individuare condotte penalmente rilevanti, ma nella predisposizione degli interventi di carattere amministrativo, – non legislativo – che consentano finalmente di definire gli obiettivi da realizzare e le persone migliori che facciano progettazioni adeguate, perchè ci sono stati errori gravissimi, e le amministrazioni hanno persino sbagliato a indicare gli importi da finanziare. Non è una lacuna legislativa quella che ci impedisce di agire ma l’impossibilità di sussumere in una fattispecie penale una condotta che non è idonea, l’inadeguatezza di amministratori e finanziamenti. Non tutto si può risolvere in sede penale, ci sono delle responsabilità amministrative gravissime”.

Un classico esempio negativo è l’impianto di Pantano d’Arci, per lo smaltimento delle acque reflue, alla periferia sud di Catania: gli accertamenti hanno evidenziato errori gravissimi nella scelta degli amministratori, della progettazione e degli importi da chiedere. A vote non si può porre rimedio e questo è frustrante, secondo Zuccaro perché il sequestro non risolverebbe il problema, ma sposterebbe solo il problema dall’amministratore all’autorità giudiziaria. “Su Pantano d’Arci abbiamo conseguenze ambientali gravissime e della cui entità ci renderemo conto solo col tempo. Il sistema fognario di una città come Catania e di tutto il suo hinterland, è vecchissimo e compromesso negli anni e non si è posto rimedio”, ha concluso il procuratore di Catania. Ma, a inizio marzo il sindaco Salvo Pogliese ha annunciato la progettazione definitiva del “nuovo” depuratore di Pantano d’Arci: un adeguamento funzionale ad accogliere i reflui della città e dei comuni limitrofi, per una copertura complessiva di 565.000 abitanti equivalenti.

“Sul tema dei rifiuti in Sicilia purtroppo non c’è più tempo da perdere: la situazione è giunta al dramma della chiusura delle discariche più importanti e del trasferimento di migliaia di tonnellate di rifiuti al Nord Italia, con spese enormi a carico dei contribuenti, ulteriore inquinamento a causa dei trasporti e una pesante ricaduta negativa sulla fiducia di migliaia di cittadini onesti, che differenziano con grande attenzione e senso civico”. Queste le parole del presidente dell’associazione Amici della Terra Sicilia Ettore Barbagallo, che ha inviato una lettera al presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci e al sindaco di Catania Salvo Pogliese, sull’emergenza rifiuti. “Ci preme sottolineare anche lo “schiaffo” ai tanti amministratori, sindaci e assessori in prima linea, che con fatica e orgoglio sono riusciti a ottenere risultati assolutamente insperati in una regione troppo spesso additata come incapace di gestire i servizi pubblici. Questi esempi virtuosi non meritano di essere mortificati da ostacoli che sembrano legati a pregiudizi ormai antistorici. Ci si sta rendendo conto, con colpevole ritardo, che non basta realizzare una seppur considerevole raccolta differenziata per chiudere il cerchio dei rifiuti e perseguire la cosiddetta economia circolare, ma occorre prevedere un passaggio ulteriore che, allo stato delle attuali conoscenze scientifiche e tecnologiche, deve considerare l’utilizzo di Termovalorizzatori di nuova generazione, caratterizzati da alta efficienza e impatto ambientale minimo”.

 

Una battaglia che “Amici della Terra” conduce da tempo “e chi ci conosce – continua Barbagallo – sa che abbiamo sempre avuto un approccio concreto, scientifico e basato su dati certi, senza demagogia né preconcetti. I recenti studi scientifici dei Politecnici di Torino e Milano, nel rapporto noto come “Libro Bianco “dei rifiuti, evidenziano l’enorme differenza di impatto ambientale, sociale ed economico delle discariche rispetto ai termovalorizzatori; e la Relazione 2021 dell’Autorità Nazionale Antitrust invita a realizzare nuovi impianti di termovalorizzazione nel Centro Sud, citando come causa dei ritardi la cosiddetta “Sindrome Nimby”. A Catania, dove l’emergenza di questi giorni è divenuta particolarmente grave, il progetto di un impianto di trattamento sembra subire ulteriori rallentamenti. Invitiamo, pertanto, tutti gli attori istituzionali a fare più in fretta possibile, ricordando che i termovalorizzatori devono rispettare limiti normativi molto stringenti rispetto alle emissioni, che non hanno eguali nel panorama delle installazioni industriali. I pregiudizi o gli approcci ideologici devono lasciare spazio alle soluzioni più utili e meno impattanti. Ci piace ricordare – conclude il rappresentante dell’associazione ambientalista – che oltre agli evidenti vantaggi economici, ambientali e sociali, le recenti tecnologie di termovalorizzazione consentono la produzione di idrogeno utile anche per la mobilità sostenibile”.

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Daniele Lo Porto

Daniele Lo Porto

Daniele Lo Porto (OdG Sicilia N^ 50259) Classe 1959. Giornalista professionista dal 1992. Sono stato Ufficio stampa della Provincia regionale di Catania e redattore di Telecolor. Dal 1984 corrispondente del Giornale di Sicilia, dal 2020 di Tgs e di Freepressonline. Nel 2008 nominato Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana.