08 Marzo 2021

Accuse razzismo: Candiani verso l’immunità parlamentare non prevista per Cantarella

Stefano Candiani e Fabio Cantarella, uniti nella lotta alla criminalità, potrebbero avere destini processuali diversi dopo le accuse di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di istigazione razziale, etnica e religiosi, mosse a loro carico dopo un video denuncia su Facebook, della situazione di degrado nel quartiere di San Berillo a Catania.

Per Stefano Candiani, all’epoca dei fatti sottosegretario agli interni nel primo governo Conte, vi sarebbe la possibilità più che concreta di avere l’immunità parlamentare. Per Fabio Cantarella, assessore alla Sicurezza al Comune di Catania questa invece non è prevista.

Tutto parte da un esposto dell’associazione antimafia Rita Atria, che al posto di cercare di opporsi alla presenza, conclamata da fatti di cronaca (due blitz della Polizia e innumerevoli arresti negli anni), delle mafie nigeriane e senegalesi nel quartiere di San Berillo a Catania, denunciano Candiani e Cantarella per propaganda e istigazione a delinquere per motivi di istigazione razziale, etnica e religiosi. Tutto perché i due esponenti della Lega, nelle vesti di sottosegretario all’interno e assessore della sicurezza a Catania in un video su Facebook hanno denunciato il degrado e la delinquenza a San Berillo. Contestate delle frasi da loro pronunciate durante la diretta con le quali definivano il rione San Berillo “patria dell’illegalità”, “quartiere in mano agli immigrati clandestini”, dove “regnano spaccio, contraffazione e prostituzione”.

La Procura di Catania, come nel caso della nave Gregoretti che vede imputato Salvini per sequestro di persona, aveva chiesto l’archiviazione. Il Gip Giuseppina Montuori, invece ha disposto l’imputazione coatta.

Per quanto riguarda la specifica posizione di Candiani, il gip scrive che ha “manifestato le proprie idee fuori dalla sede parlamentare e fuori dai limiti dell’insindacabilità previsti dall’art. 68 del comma 1 della Costituzione” nei confronti di deputati e senatori, citando un precedente che riguardava Mario Borghezio.

Sulla vicenda è però ora intervenuta la Giunta delle elezioni e delle immunità di Palazzo Madama e il presidente Maurizio Gasparri, per concedere l’immunità al parlamentare del Carroccio. Secondo il senatore di Forza Italia Adriano Paroli. “Quando il magistrato ritiene di non poter accogliere l’eccezione di insindacabilità è obbligato a trasmettere gli atti alla Camera competente”. Il presidente Gasparri sostiene che, se non arriverà a Palazzo Madama la richiesta dell’autorità giudiziaria di deliberazione sull’insindacabilità, “potrebbero esserci i presupposti per un conflitto di attribuzione”. Ciò porterebbe ad un appello alla Consulta.

Buono per Candiani, quindi, tirarsi fuori da questa grottesca faccenda, nella quale resterebbe dentro solo Cantarella che come Batistuta ai tempi della Fiorentina del Trap “Canta e porta la croce”, come simbolo del suo massimo impegno e dedizione alla lotta per la legalità.

Il fatto pone infine delle domande. Un troupe di Rete 4 mesi fa ha denunciato con tanto di prove filmate il degrado e la presenza di spacciatori all’interno del quartiere di San Berillo. Anche loro rischiano di finire a processo? Che succederebbe se un giornalista o un privato cittadino denunciasse uno stato di degrado e indicasse come spacciatori degli extracomunitari? Verrebbe processato? Montuori docet.

 

 

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Salvo Giuffrida

Salvo Giuffrida

Salvatore Giuffrida (OdG Sicilia N^ 171391). Classe 1970 giornalista (ex chimico). Il mio motto: “Seguire ma mai inseguire”.