13 Febbraio 2021

Beniamino Figura, il pittore pasoliniano di piazza Palestro

Beniamino Figura, il pittore pasoliniano di piazza Palestro

Beniamino Figura è un ragazzo schivo, dal fare umile. Lo conosco da qualche anno ormai perché il mio ex ragazzo è un bravissimo pittore e, una volta, all’interno di un famoso rivenditore di prodotti di Belle Arti della città, me l’ha presentato. Ho sempre pensato che fosse un talento notevole. Ma, a dire il vero, non so se lui è cosciente di quanto sia bravo. Sembra laconico, a primo acchito ma se si trova bene, parla molto e volentieri. Sempre di pittura, ovviamente. 

I suoi temi e soggetti di lavoro sono vari, lui può dipingere quello che vuole. Ma ciò che trovo davvero lirico, sono i lavori dei ragazzi del quartiere in cui Beniamino vive: il cosiddetto “Fortino”, per intenderci. Non me ne vogliate per aver usato il soprannome della zona meno appropriato. In questo caso, per me, è il più azzeccato.



Quando è iniziato il tuo percorso da pittore e come si è evoluto nel tempo?

 Da piccolissimo, ho iniziato a disegnare in prima elementare. In prima media a dipingere, poi liceo artistico e accademia di Belle Arti. Mi sono perfezionato man mano, imparando molto da autodidatta. Le mie produzioni, quelle che si trovano dentro al mio studio, si svolgono secondo tecnica classica con tematiche contemporanee. Anche se non è un tipo di tecnica che piace a tutti, perciò ho dovuto imparare anche le tecniche realiste ed iperrealiste, che spiego durante le lezioni e che generalmente applico ai ritratti. Anche le gallerie generalmente prediligono tecniche più moderne, inclusa quella della pittura astratta. Ho dovuto accumulare tante esperienze, per sopravvivere.

Beniamino Figura a 24 anni

Se qualcuno volesse imparare da autodidatta, che tipo di approccio consigli?

Io, ad esempio, sono partito col disegno e solo dopo, con le tecniche pittoriche. Ho iniziato dall’acquerello, prima di arrivare all’olio. Comunque volontà, pazienza e osservazione sono le basi. Se ci sono questi ingredienti, puoi formarti anche come professionista. Certo, anche l’incoraggiamento da parte delle persone vicine e i libri dei grandi maestri, nel mio caso hanno fatto tanto.

Mezzi come YouTube possono tornare utili?

 Insomma.. sono quasi sempre dimostrazioni sulla prospettiva e il chiaroscuro spezzettate e decontestualizzate da un discorso più organico.

Cosa significa essere talentuosi? 

 Partendo dalla convinzione che tutti possiamo raggiungere un obiettivo, diciamo che c’è chi è più predisposto di altri e il talento ce l’ha dentro.

Prendiamo due pittori storici ultra famosi, uno avanguardista e l’altro poliedrico, amici fra loro ma diversissimi stilisticamente: Henri Rousseau, preso in giro perché i suoi contemporanei dicevano che non ne azzeccava una con le proporzioni e Pablo Picasso, che invece dipingeva in modo impeccabile.. il talento dove sta?

Il talento è oggettivo ma si esprime in modi differenti.

Ti definiresti un pittore fotorealista visto che i tuoi lavori più conosciuti sembrano, appunto, fotografie?

 Beh, in effetti mi attengo spesso alle foto per creare un dipinto che sembri uguale. Ma mi piace tanto anche guardare la realtà della vita tutt’intorno.

A me, fra i tuoi lavori, personalmente colpiscono moltissimo quelli in cui rappresenti i ragazzi della zona di piazza Palestro. Forse per te saranno commissioni, ma sono carichi di poesia realista metropolitana. I soggetti ritratti mi fanno pensare a Ragazzi di vita di Pierpaolo Pasolini. Pensi che vivere nel quartiere ti aiuti a leggerlo ed interpretarlo meglio?

 Allora, sui ritratti ci sono due approcci differenti: il primo è quello delle commissioni per persone che non conosco, magari amici degli amici, che si traducono in un operato che cerco sempre di fare bene ma il lavoro è inevitabilmente più tiepido, visto che non ho confidenza diretta coi soggetti. Altri invece sono amici miei, li conosco e per questo so come raccontarli. La pittura, in questo caso, inevitabilmente si fa più “calda” ed emotiva. Io non decido, scatta in automatico.

Qual è il percorso tecnico che c’è dietro le opere finite?

Il processo di lavoro cambia in base a ciò che dipingo e al linguaggio che scelgo. Nel caso dei ritratti di cui parlavi prima tu, spesso sono su cartoncino e sono fatti a carbothello; l’approccio è più istintivo, ma sempre con la foto accanto di ciò che devo ritrarre. Si parte da un disegno preparatorio su carta giapponese o carta scenografica, dove con un pastello o una matita magra vado a tracciarmi i contorni. Dopodiché lo riporto con della polvere o della carta grafite direttamente sulla tela, quando decido che questa dev’essere il supporto. Alcune volte preparo la tela con fondo acrilico, oppure con trementina e olio. Dipende sempre da ciò che voglio ottenere. Poi inizia la pittura, i primi abbozzi di luci e ombre. Faccio asciugare e vado di velature e tocchetti di colore a rafforzare gli scuri e dare materia sulle parti in luce. Poi, altre volte dipingo direttamente su tela iniziando da un colore chiaro.

Hai mai pensato che lavorare fuori potrebbe portarti maggiori opportunità, oppure credi di voler lavorare sempre a Catania?

Più che altro sto lavorando per portare fuori i miei dipinti il più possibile. ma nella mia città ci sono nato e non va emarginata. Anche se non sono sicuro che Catania possa farmi crescere o guadagnare a livello artistico.

Com’è cambiato il mercato dell’arte?

Più passa il tempo, più si degrada. Il vero talento non si riconosce più e anche un semplice scarabocchio viene elevato a opera di valore. Basta avere i contatti giusti.

Il momento più gratificante del percorso svolto finora?

 La mia personale a Noto, chiamata “Segni del Tempo”. La mia stanza era vicina a quella in cui erano esposti grandi artisti come Kandiskij e Picasso.

Dal tuo futuro professionale cosa ti aspetti?

Il riconoscimento del mio lavoro, che spero resti imperituro al di fuori di me e non finisca in una pattumiera, come succede la maggior parte delle volte se un artista non è diventato famoso.

Quali città siciliane ti sembrano maggiormente aperte nei confronti degli artisti locali di valore?

Ribadisco: Noto è una bella realtà. Credo che questo sia dovuto al fatto che, essendoci tanto turismo, la volontà dell’assessorato pertinente fosse di esaltare al massimo le bellezze della cittadina attraverso il dialogo con il contemporaneo.

La vita del rione è per te fonte di ispirazione?

 Assolutamente. Ti ispira molto a vagliare aspetti tematici e tecnici della pittura che prima non avevi considerato.

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Mari Cortese

Mari Cortese

Mari Cortese docente, redattrice e content creator per i social. Appassionata di enogastronomia, tradizioni e arti visive.