31 Ottobre 2020

Catania, Palazzo degli Elefanti casa di presunti infedeli ed eroi incompresi

Pochi ma ci sono. Stiamo parlando dei dipendenti infedeli o presunti tali al Palazzo degli Elefanti. Protagonisti, anche nel recente passato. Da contraltare, chi è ligio al dovere.

L’operazione “Todo Incluìdo” condotta ieri dalla Polizia di Stato e che vede coinvolti 4 dipendenti comunali di Catania non è una storia inedita per il Palazzo degli Elefanti. In passato, altri impiegati infedeli o presunti tali hanno messo in imbarazzo le amministrazioni o coinvolto proprio esse. L’esempio più lampante e recente è il procedimento per il buco di bilancio, che vede l’ex sindaco di Catania Enzo Bianco ed altre 29 persone sul banco degli imputati.

Andando più indietro nel tempo arriviamo all’inchiesta “Garbage Affair”, quella sulla gestione appalti dei rifiuti a Catania. Qui compaiono i nomi di Orazio Stefano Fazio, ex responsabile dei procedimenti della direzione Ecologia e Ambiente del Comune, Massimo Rosso, già direttore della direzione Ragioneria generale provveditorato ed economato del Comune, Leonardo Musumeci, responsabile unico del procedimento di gara del dicembre 2016 e Salvatore Catanzaro, dipendente comunale, “sorvegliante” di Ecologia e Ambiente.

Un malaffare che non guarda in faccia nessuno. Esiste solo il dio Denaro e tutto si compie alle spalle della collettività, trattata a pesci in faccia o a dover aspettare, teoricamente per avere un miglior servizio e spendere meno, che un appalto sulla gestione dei rifiuti a Catania non vada deserto, nonostante la benedizione dell’Anac (Autorità nazionale Anticorruzione).

Ma tornando all’operazione di ieri, qualcosa viene da puntualizzare. L’immigrazione clandestina esiste ed è un problema serio, anche a Catania. Alcuni ne negano la portata soprattutto in certi quartieri, come quello di San Berillo, la cui cronaca è piena di racconti di violenza. Ma certuni non sentono ragioni e allora, vai con gli slogan: “Il migrante è mio fratello”, “Aiutiamoli”, “Permesso di soggiorno a tutti”. Niente controlli e via libera, quindi, a sfruttatori e delinquenti. In barba alle “leggi razziali italiane!”.

Chissà cosa penseranno i parenti delle vittime degli attentati islamici? Ci dovrebbero parlare gli aderenti di C.s.a. Officina Rebelde, che “opera” a San Berillo e che, durante una manifestazione pacifica per ottenere il controllo sulla zona da parte della Polizia, hanno inveito contro uomini (per lo più anziani), donne e bambini che sventolavano le bandiere italiane. “Fate schifo, razzisti”, “Ficcatevela nel sedere la bandiera della vostra nazione di merda”, tra le frasi più gettonate urlate da quei ragazzi in evidente ebrezza alcolica. Almeno.

Le indagini di ieri ci portano naturalmente a scrivere di Fabio Cantarella. È stato tartassato e costretto, due anni fa, ad abbandonare il corteo di commemorazione di Pippo Fava. Anche lui (spoglio di ogni atteggiamento e abito istituzionale) a suon di mantra come “Fuori i fascisti dal corteo!”, “Fuori i leghisti, dal corteo”, “La Sicilia è più bella senza Cantarella”. Come se l’antimafia avesse un colore politico. L’assessore a Ecologia e Ambiente sta cercando di dare alla città un nuovo servizio per la raccolta dei rifiuti e denuncia le varie illegalità presenti in città, come quelle oggettivamente presenti a San Berillo. Ma quando si muove o parla rischia di prendere insulti, querele e incriminazioni. Una, a dire il vero, egli l’ha: Istigazione alla violenza per aver usato, col commissario regionale della Lega Stefano Candiani la parola “clandestini”, nel definire chi ha in mano il potere di gestione della malavita a San Berillo. “Clandestini”, è la stessa parola usata ieri dalla Procura nel comunicato dell’operazione “Todo Inclujdo”. Caspita che errore! A questo punto, anche la Procura dovrebbe incriminare se stessa?

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Salvo Giuffrida

Salvo Giuffrida

Salvatore Giuffrida (OdG Sicilia N^ 171391). Classe 1970 giornalista (ex chimico). Il mio motto: “Seguire ma mai inseguire”.