08 Ottobre 2020
Catania, debiti fuori bilancio: in Consiglio Comunale manca il numero legale

Cade per l’ennesima volta il numero legale al Consiglio Comunale di Catania, che non riesce nemmeno ad approvare dei debiti fuori bilancio già pagati. Dure le parole di Santo Russo. Grande assente la diretta streaming delle sedute.
In Aula non regge neppure la presenza di 15 consiglieri. All’appello il numero minimo previsto in seconda convocazione c’è, ma subito dopo Lidia Adorno (M5s) esce e altri la seguono. Sempre per la mancanza della diretta streaming del Consiglio o di un video caricato prontamente sul canale YuoTube (inaccettabile per una città come Catania) non è possibile fare una conta precisa delle presenze dei consiglieri sui banchi.
I debiti fuori bilancio
La seduta, in ogni caso, non aveva nulla di politico (clicca qui per l’ordine del giorno). Erano previste delle mozioni da parte di parecchi consiglieri e la ratifica di 10 voci inerenti a dei debiti fuori bilancio, tutti già pagati, nove dei quali dopo sentenza del Tribunale e uno, quello con Energy Service, del valore di 195 mila euro, dopo un accordo.
Quale il male dell’Aula?
Quale sia il mistero che non permette al Consiglio di lavorare regolarmente e portare a termine le sedute non è dato saperlo. Qualche indizio c’è. Malumori con dei presidenti di partecipate e M5s (vedi i casi Fatuzzo e Bellavia) e anche le parole oramai passate alla storia di Roberto Bonaccorsi riferite a Lidia Adorno: “U coppu giustu“. Non finisce qui. Nella seduta del giorno prima (7 ottobre 2020) Santo Russo (F.d.I. e presente in Aula) prende la parola e dice: “È inutile che venga qua a riferire i problemi della città, visto che non si risolve nulla. Io mi prenderò le responsabilità di non presiedere più in Aula”.
Queste parole rappresentano un malessere che potrebbe essere anche diffuso in molti altri consiglieri e accentuata dall’assenza di Salvo Pogliese ( che martedì potrebbe essere riammesso alla carica di sindaco a seguito del ricorso presentato contro la legge Severino). A questi consiglieri che chiedono fatti tangibili bisognerebbe dargli ascolto perché gli elettori poi si stufano e, come riferito da Russo in Aula, poi rispondono “Non venga più qui a chiederci aiuto”. Traduzione per chi non lo avesse capito: “Non ci chieda più voti”.
Quello che traspare è anche un’aria di attesa, vuoi per martedì o per fine mese quando uscirà la motivazione del Tribunale di Palermo sulla condanna di Pogliese a 4 anni e 3 mesi per peculato. Da questa si potrebbero capire le reali possibilità di difesa in Appello. La domanda è quindi una: cosa mai scriveranno i giudici? Dipende da questo il male che non permette di completare regolarmente le sedute?






