15 Agosto 2020

Sparatoria Librino, doveva essere una strage. Tutti i dettagli

Sparatoria Librino, doveva essere una strage. Tutti i dettagli

La sparatoria di Librino, tra uomini di clan rivali, e che ha portato alla morte di Luciano D’Alessandro e Vincenzo Scalia (detto Enzo Negativa), è stato un agguato e doveva portare ad una strage. Ecco tutti i dettagli.

Sono le ore 19.30 del 8 agosto quando in via del Maggiolino (n.18 e 19 di viale Grimaldi), si scatena l’inferno. A cadere Luciano D’Alessandro e Vincenzo Scalia. Per giorni gli inquirenti hanno indagato su cosa avesse scatenato la sparatoria a Librino, su come si fossero svolti i fatti e il 12 e 13 agosto eseguono 5 fermi. Ma andiamo per ordine.

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I clan contrapposti in questo evento sono i Cursoti – Milanesi da un lato e i Cappello dall’altro. I fatti traggono origine da dei dissapori tra Carmelo Di Stefano, soggetto apicale del clan Cursoti- Milanesi e Gaetano Nobile, quest’ultimo gestore di un esercizio commerciale e considerato vicino ai Cappello. Giorno 7 agosto, Di Stefano rompe gli indugi e organizza una spedizione punitiva nei confronti di Nobile. Quest’ultimo viene raggiunto da un commando nel proprio negozio, un mini market in via Armando Diaz. Ad avere la peggio sono lo stesso Nobile, Luciano D’Alessandro e Concetto Bertucci. Nobile non ci sta e si rivolge al clan Cappello per giungere ad un incontro risolutore. Il clan Cappello fornisce delle persone che nel tardo pomeriggio del  8 agosto partono verso le zone di pertinenza dei Cursoti – Milanesi alla ricerca di Di Stefano.

Il gli uomini del commando,a bordo di scooter, iniziano a muoversi da “monte Pidocchio”, nei pressi del cimitero. Tra loro vi sono Luciano D’Alessandro e Vincenzo Scalia, che dopo qualche minuto saranno uccisi, e da Concetto Bertucci, ferito. Dopo aver percorso via Acquicella, San Berillo Nuovo e San Giorgio, il gruppo arriva nei pressi di viale Grimaldi. Qui ad attenderli, a bordo di motoveicoli e scooter, vi erano i Cursoti-Milanesi, avvisati dell’azione dei Cappello, con a capo lo stesso Di Stefano, che al suo fianco tiene, Martino Carmelo Sanfilippo, uomo di fiducia.

Il commando organizzato da Nobile, nei pressi di viale Grimaldi ( via del Maggiolino) viene investito da una pioggia di fuoco. Sanfilippo colpisce mortalmente D’Alessandro e ferisce Bertucci, così come riferito da dei testimoni. A terra restano feriti altri tre, e senza vita, il ventinovenne Scalia, amico di Niko Pandetta, nipote del boss Turi Cappello. L’azione organizzata da Di Stefano aveva lo scopo di eliminare i componenti del clan avversario. Doveva essere una strage.

 

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Salvo Giuffrida

Salvo Giuffrida

Salvatore Giuffrida (OdG Sicilia N^ 171391). Classe 1970 giornalista (ex chimico). Il mio motto: “Seguire ma mai inseguire”.