10 Aprile 2020

Positivi Covid-19 come ebrei nella Germania nazista

Positivi Covid-19 come ebrei nella Germania nazista

Chi risulta positivo al COVID-19, oltre ad avere il problema di rimettersi al più presto e di stare attento all’insorgere di sintomi d’aggravamento, ha pure l’ansia di sentirsi perseguitato come gli ebrei nella Germania nazista.

Una tensione ingiustificata

Con la stella di David venivano segnati gli ebrei, così da poter essere riconosciuti, evitati e perseguitati. Oggi nella “liberale” Italia, al tempo del Coronavirus, i positivi al COVID-19 sono trattati nel medesimo modo. Vi sono stati, infatti, dei casi in cui dei vicini di persone che hanno contratto il virus hanno praticamente dato loro la caccia. Nessuna mano tesa in aiuto, nessuna telefonata per conoscere le condizioni di salute. Un atteggiamento difficile da comprendere, alla luce del fatto che i tamponi effettuati sono pochi e che tante persone positive non vengono censite perché asintomatiche. Vi raccontiamo la storia di una di loro.

Asec Trade S.r.l.

Un commerciante di alimentari che fa consegne a domicilio presso un condominio nel centro di Catania ha il sospetto che una sua cliente, positiva al Covid-19, sia perseguitata dai suoi coinquilini. Il commerciante ci contatta e noi per qualche giorno consegnamo la spesa al suo posto. Quello a cui assistiamo ha dell’incredibile.

Il primo giorno vediamo una gruppo di condomini a parlare in modo esagitato verso il portiere dello stabile. “Lei ci sta uccidendo tutti”, gli urla in faccia un condomino. Un altro con tono minaccioso gli inveisce contro: “Voglio che si sappia nome e cognome di chi è infettato. Voglio sapere chi ci sta mettendo in pericolo”. Capiamo subito che l’allarme nel palazzo è scattato per via degli addetti che raccolgono i rifiuti della signora. Non passano inosservati per via della tuta che indossano.  Sentiamo infatti che chiedono “Da chi vanno quei marziani? Chi è il positivo?”.

Il secondo giorno per non dare nell’occhio la consegna la fa un altro di noi. Saliamo nel labirinto di scale fino ad arrivare alla porta della signora. Lasciamo la spesa lì davanti e andiamo via. All’uscita dal condominio sentiamo scattare delle foto. Ci giriamo ed è un signore di mezza età su un balcone che immortala gli addetti della spazzatura. Ci accorgiamo che un condomino li segue. Il terzo giorno ci è chiaro che l’appartamento con il positivo è stato individuato.

Non appena entriamo nell’androne, parecchi  condomini parlano di dove sia situato quell’appartamento ma nessuno ricorda chi ci abiti. Strano, ma plausibile viste le dimensioni del plesso. Noi andiamo dritti, sappiamo la strada. La tensione è però alta tra i condomini e uno di loro prova a chiederci da chi siamo stati. Allunghiamo il passo, fingiamo di non sentire e non appena fuori via di corsa. Capiamo bene di non poter più tornare.

Positiva Covid-19 perseguitata come ebrea nella Germania nazista

Contattando l’amministratore di condominio questo ci riferisce: “Ricevo decine di telefonate al giorno. Tutti vogliono sapere chi abita in quell’appartamento. Sembra che lì risieda un positivo al COVID-19. Io per legge devo rispettare la Privacy. Se non sanno chi hanno come vicini di casa non sarò certo io a dirglielo”. Poi continua: “L’ambiente è ostile tanto che la signora mi ha riferito che le suonano al campanello sperando che apra la porta. Non si affaccia più nemmeno al balcone. Ha paura di farsi vedere. Non vorrei essere nei suoi panni, ma non per il virus, bensì perché la stanno perseguitando come un’ebrea nella Germania nazista”.

 

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Salvo Giuffrida

Salvo Giuffrida

Salvatore Giuffrida (OdG Sicilia N^ 171391). Classe 1970 giornalista (ex chimico). Il mio motto: “Seguire ma mai inseguire”.