10 Marzo 2020

Coronavirus. A Catania e dintorni, bar e piccoli negozi verso la chiusura “volontaria”

Coronavirus. A Catania e dintorni, bar e piccoli negozi verso la chiusura “volontaria”

L’effetto dell’ultimo Decreto del governo per fronteggiare il Coronavirus ha determinato a Catania e hinterland una sorta di aria di smobilitazione nel comparto delle piccole e medie attività commerciali e artigianali.

Settore particolarmente “agitato” è quello dei bar e della ristorazione. Alla Scogliera, per esempio, i titolari dei bar si stanno orientando per aprire, fino al 3 aprile, dalle ore 6 alle 14, mentre ad Acitrezza c’è chi ha deciso di chiudere i proprii esercizi commerciali fino al 3 aprile.

Asec Trade S.r.l.

Non esenti i locali del Centro storico del capoluogo etneo. Già qualcuno ha abbassato la saracinesca mentre altri pensano ad una chiusura a partire da domani mattina.

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A cosa vanno incontro titolari e dipendenti?

Fra cambio di orari e chiusure “volontarie”, a cosa vanno incontro titolari e dipendenti? Sull’argomento nel Decreto non c’è alcuna indicazione, ma è certo che tutto ciò sarà fonte di altre problematiche: gli stipendi per i dipendenti, gli affitti dei locali le bollette della luce, la tassa sulla spazzatura e tasse varie, i fornitori e, non ultima, la perdita verticale delle vendite.
Intanto, c’è chi, come Domenico Sturiale, titolare ad Acitrezza di un salone di parrucchiere per donna, che ha deciso di non chiudere, ma di ricevere solo con appuntamenti fissati attraverso il telefono.

“Dati gli aggiornamenti – scrive Sturiale in una “Comunicazione di servizio” su Facebook – dovuti al nuovo Decreto per fronteggiare la diffusione del virus , viste le attenzioni che devono essere in maniera intelligente e responsabile osservate, come l’igiene con prodotti sanitari e l’ arerazione dei locali, vista la responsabilità che ognuno di noi debba assumersi nei confronti dell’altro , il nostro SALONE resterà sempre aperto tutti i giorni , ma lavoreremo esclusivamente per APPUNTAMENTO, gestendo gli appuntamenti in maniera da avere poca affluenza e presenza nel salone. Ma questo renderà fluido e ordinato il sistema lavorativo , e chiediamo la collaborazione delle nostre CLIENTI FEDELISSIME , a chiamarci per un appuntamento , saremo lieti di soddisfare tutti e tutte le esigenze, tutti i giorni …”.

L’appello di USB Commercio ai consumatori

Un altro aspetto che nel Decreto non viene menzionato è la presenza delle lavoratrici e dei lavoratori nelle attività commerciali, che coinvolgono anche gli iper supermercati. Sull’argomento un dettagliato e incisivo appello di USB Commercio ai consumatori:

“Quando entrate in un negozio ricordatevi che (almeno fino al 3 aprile):
1) noi non siamo potuti restare a casa ed esattamente come lavoratrici e lavoratori di altri settori ci sentiamo esposti al contagio e pertanto percepiamo come esposti al contagio le nostre famiglie e i nostri amici
2) non vi avvicinate troppo. Rispettate le distanze. Non toccateci, non ci porgete la mano (ci dispiace, ma non possiamo stringerla), non vi avvicinate per parlarci. Non siamo sordi.
3) molti di noi lavorano con guanti e mascherine, ma a molti non sono stati forniti, ad altri sono stati vietati perché antiestetici.
4) in condizione di velocità, non siamo in condizione di poter utilizzare i disinfettanti per le mani e le superfici. Quindi aspettate che lo facciamo in tranquillità.
5) non siamo suppellettili, ma persone, che, una volta finito il turno, devono uscire dai negozi per tornare a casa”.

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Orazio Vasta

Orazio Vasta