27 Marzo 2019
Cara di Mineo, negato accesso a medici e psicologi Medu
Il team Medu a cui è stato negato l’accesso al Cara di Mineo è composto da medici e psicologi che operano da quattro anni al centro.
Team di medici e psicologi respinti
“Questa mattina al team medico-psicologico di Medu è stato negato l’accesso presso il Cara di Mineo, dove si reca un giorno a settimana da quattro anni, per portare assistenza medico-psicologica alle persone sopravvissute a tortura e trattamenti inumani e degradanti nei paesi di origine e lungo le rotte migratorie, nel difficile tentativo di garantire cure adeguate alle persone più vulnerabili, in assenza di servizi specifici dedicati“. A parlare è la Rete Antirazzista Catanese, Borderline Sicilia.
L’origine del diniego all’ingresso
“Il diniego – spiegano – è stato preceduto nella giornata di ieri da una telefonata da parte del Direttore del CARA il quale, facendosi portavoce della Prefettura di Catania, comunicava che a partire da oggi, 27 marzo, il Team MEDU non avrebbe più avuto il permesso di accedere all’interno del CARA. La decisione appare particolarmente inaccettabile dal momento che Medu ha inviato a Ottobre 2018 richiesta formale alla Prefettura di Catania per il rinnovo del Protocollo di Intesa, senza mai ricevere risposta“.

L’assistenza portata al centro
“Nel corso dei 4 anni di progetto – spiegano dalla Rete Antirazzista catanese – Medu ha assistito circa 450 persone altamente vulnerabili, grazie al finanziamento, tra gli altri del Fondo Volontario delle Nazioni Unite per le Vittime di Tortura e ad oggi circa 40 pazienti sono assistiti dal team, tra i quali si contano sopravvissuti a tortura e naufragio, incluso un minore. Molti di loro, oltre a tenere regolari sedute di psicoterapia, assumono una farmacoterapia prescritta dallo psichiatra del team. Interrompere il percorso di cura di queste persone è un atto gravissimo e irresponsabile, che viola il diritto alla salute garantito dalla nostra Costituzione ad ogni individuo”.
Le richieste di team Medu
A causa di questo diniego il team Medu ha comunque incontrato i pazienti sulla strada che costeggia CARA, in un luogo assolutamente non adeguato, nel tentativo di non interrompere bruscamente la relazione e l’indispensabile continuità terapeutica.
Medu chiede il team di medici, psicologi e mediatori venga da subito autorizzato ad accedere al CARA, perché possa tornare ad assistere i suoi pazienti in un luogo consono, a tutela della salute di persone estremamente vulnerabili e dei loro diritti fondamentali e nel rispetto del lavoro di cura svolto per anni dai professionisti del team.
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