23 Gennaio 2019

Comunità di Sant’Egidio, Abramo: “Si teme per il Cara di Mineo”

In fase di sgombero il Cara di Castelnuovo, chiuso ieri, Abramo, comunità di Sant’Egidio, teme per Mineo dopo le parole di Salvini.

Asec Trade S.r.l.

Cara Castenuovo chiude. Salvini: “Ora tocca a Mineo”

È in fase di sgombero il Cara di Castelnuovo di Porto, in procinto di chiudere. I migranti ora andranno in dei centri d’accoglienza nelle Marche e Molise. Salvini ha commentato dicendo: “Per il Cara di Mineo, il più grande d’Europa avvieremo la stessa procedura”.

A Catania, per questa dichiarazioni del capo del Viminale, si allarma Emiliano Abramo, della comunità di Sant’Egidio. Intervistato da Free Press Online ha commentato sia il decreto sicurezza che i suoi effetti nel territorio.

L’ex candidato sindaco al Comune di Catania, ha detto che ” Il decreto sicurezza sì presenta male. Ha delle punte di incostituzionalità che hanno mostrato la scarsa attenzione di chi lo ha preparato. Una su tutte l’eventuale revoca della cittadinanza ai minori che sono stati adottati. È incostituzionale perché la cittadinanza non si può sottrarre in alcun modo ad una persona”.

“Decreto sicurezza è un pasticcio anticostituzionale”

Al netto di questo pasticcio, si creano delle difficoltà concrete, ovvero, le persone che oggi hanno una protezione umanitaria rischiano di finire per strada – ha sottolineato l’esponente della comunità di Sant’Egidio – .Lo abbiamo visto prima di Natale anche a Catania con alcuni casi, poi ho avuto modo di dialogare col prefetto e sono state bloccate le espulsioni dal Cara di Mineo. Questa è stata una cosa saggia di un dialogo alivello locale al quale è seguita poi una circolare ministeriale che però è stata disattesa“.

Continua dopo la foto

Emiliano Abramo

Emiliano Abramo – Comunità Sant’Egidio Catania

“Cara Castelnuovo funzionava bene”

Abbiamo visto ieri lo sgombero del più grosso cara dopo quello di Mineo, che per altro funzionava anche abbastanza bene”, commenta Abramo riferendosi al Cara di Castelnuovo di Porto. “Questo accade per una scarsa intelligenza poiché una produzione umanitaria non è di 12 mesi ma solo di 6 mesi. Non è previsto nessun discorso d’integrazione e nel frattempo non è previsto nessun tipo di rimpatrio assistito, perché non ci sono ne i fondi ne c’è stata la visione di come consumare la volontà di chi voleva tornare a casa propria“.

Ora cosa succede, che in piena emergenza freddo Roma si ritrova ad abbracciare tante persone in più che finiscono per strada. Queste ieri erano protette da una protezione umanitaria. Gente malata, minori, donne con bambini“, ha sottolineato preoccupato Abramo.

“Preoccupati per le conseguenze chiusura Mineo”

Ieri il ministro Salvini ha dichiarato che il prossimo cara a chiudere sarà quello di Mineo, questo aggraverà la situazione di Catania, che con i pochi mezzi a disposizione ha cercato di affrontare l’emergenza freddo“, osserva l’esponente della comunità di Sant’Egidio, che continua ricordando che le tende di piazza della Repubblica a Catania sono state smontate poiché “non si riuscivano a tenere in piedi con l’impiego dei volontari. Qui vi sono donne con bambini di pochi mesi che sono arrivati a Catania prima di Natale“.

“È speculazione politica per le europee”

Abramo poi attacca l’esecutivo nazionale  dicendo che “Non c’é una capacità di governare, visto che le principali città o sono in default finanziario o lo rischiano. Non si trovano risposte concrete ma c’é quasi il gusto sadico di ingrossare le fila di chi è in difficoltà. Tutto questo è facile pensare che si stia facendo per una speculazione politica, magari perché siamo a ridosso delle prossime elezioni europee.

Noi chiediamo una visione figlia del dialogo, dove non si mette in discussione la vita delle persone e per l’attenzione verso le fasce più deboli, perché Sant’Egidio è il portatore di questo interesse. Noi ci schieriamo dalla parte dei più deboli“.

“In 12-18 mesi tutto è cambiato rispetto all’accoglienza”

In generale c’é una tensione che si allarga nei centri d’accoglienza. – ha riferito Abramo – .Noi abbiamo tutti i giorni file di migranti, che vengono da noi alla comunità di Sant’Egidio, spaventati. Ci scrivono anche da altri paesi europei perché sono preoccupati dall’aria che si respira. Noi abbiamo appurato che in 12 – 18 mesi è cambiato totalmente il clima attorno a noi. La Catania che resisteva a Roma e a Bruxelles  magari pochi anni fa ai tanti sbarchi oggi non esiste più. Non vi è più un dialogo di questo tipo, ma c’é la voglia di dire succeda quel che succeda prendiamocela con chi non ha. Siamo preoccupati, gli stranieri lo stesso e non capiscono perché oggi scompare la protezione umanitaria. Ciò ha fatto scoppiare all’interno del cara alcune sommosse”.

“Da noi una persona vuole rimpatriare, ma mancano i fondi”

Sui rimpatri, l’esponente della comunità di Sant’Egidio ha riferito che nessuno da loro è stato rimpatriato. Anzi, “abbiamo una persona che vuole fare il rimpatrio assistito perché è assolutamente deluso di quello che ha trovato in Italia e per come è stato trattato. Nonostante abbiamo attivato, 4 mesi fa, il Viminale per proseguire nel rimpatrio, non ci sono più i fondi e le disponibilità per il rimpatrio”.

Ultimo aggiornamento

Salvo Giuffrida

Salvo Giuffrida

Salvatore Giuffrida (OdG Sicilia N^ 171391). Classe 1970 giornalista (ex chimico). Il mio motto: “Seguire ma mai inseguire”.