19 Gennaio 2019

Morto a Empoli il ragazzo ammanettato mani e piedi dalla polizia

Un nuovo caso avvolto nel mistero quel del ragazzo morto a Empoli durante un controllo della polizia. Secondo quanto reso noto, il giovane, era ammanettato mani e piedi ma il racconto dei fatti fornito dagli agenti di polizia sarebbe diverso da quello fornito dalle persone presenti al momento dell’accaduto.

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Attimi di panico al money transfer di Empoli

I fatti in questione risalgono a giovedì 17 gennaio 2019 quando un ragazzo tunisino di trentuno anni si sarebbe recato in un money transfer, in via Papa a Empoli, dove avrebbe avuto un diverbio con il proprietario che si è trovato costretto a chiedere l’intervento degli agenti del 113. Il motivo del “litigio” tra i due uomini sarebbe il mancato trasferimento di denaro da parte del proprietario del money transfer che, secondo quanto reso noto, temeva che la banconota da 20 euro fosse falsa.

Ragazzo ammanettato mani e piedi?

L’intervento della polizia però non avrebbe avuto l’esito sperato. Sempre secondo quanto reso noto dalla stampa nazionale. Il ragazzo tunisino di trentuno anni sarebbe andato in escandescenza, motivo per cui si sarebbe reso necessario l’esercizio della forza fisica per calmare il giovane che è stato ammanettato, mentre i piedi sarebbero stati bloccati con una corda. L’uomo, residente a Livorno, sembra che avesse problemi di alcol tanto che durante l’intervento della polizia, questo, ha perso conoscenza ed è morto in attesa dell’arrivo del personale medico del 118. Tale versione dei fatti però sarebbe stata smentita dalle telecamere a circuito chiuso presenti nel negozio. Cos’è successo dunque giovedì 17 gennaio nel negozio di money transfer?

empoli money transfer

(foto gonews.it)
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Matteo Salvini: “totale sostegno”

Secondo una prima versione dei fatti, il ragazzo tunisino sarebbe deceduto a causa di un attacco cardiaco ma la Procura di Firenze ha comunque aperto un’inchiesta le cui indagini sono coordinate dal pm Christine von Borries. Le cause della morte saranno comunque determinate dall’autopsia sul corpo del giovane, mentre Matteo Salvini sul suo profilo Twitter scrive: “Totale e pieno sostegno ai poliziotti che a Empoli sono stati aggrediti, malmenati, morsi. Purtroppo un tunisino con precedenti penali, fermato dopo aver usato banconote false, è stato colto da arresto cardiaco nonostante gli immediati soccorsi medici. Tragica fatalità. Però se un soggetto violento viene ammanettato penso che la polizia faccia solo il suo dovere“.

Il racconto dei testimoni

Al momento resta davvero un mistero quanto successo al ragazzo tunisino che sarebbe stato ammanettato mani e piedi al fine di mancarlo in un momento di escandescenza. La redazione web de Il Fatto Quotidiano ha pubblicato i racconti di alcuni testimoni presenti sul luogo. In particolar modo un uomo dal nome Zaffar, che sarebbe proprietario del negozio di fronte il money transfer, ha raccontato: “Quando ho visto arrivare l’auto della polizia sono andato all’entrata del mio negozio. Pensavo che, visto che offriamo anche servizio di money transfer, fossero venuti a fare dei regolari controlli, come a volte succede. Volevo sbrigare la pratica velocemente perché dovevo uscire per delle commissioni, ma loro erano già dentro il negozio del mio collega. Così sono rimasto lì ad aspettarli. Sono passati 30 o 40 minuti senza che accadesse niente, così me ne sono andato e quando sono tornato loro erano ancora lì”. Altri gestori di negozi presenti nel perimetro fanno sapere: “Non abbiamo sentito niente, non ci siamo accorti di cosa stesse succedendo“.

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ragazzo tunisino morto a emoli

Arafet Arfaoui (foto da Facebook)
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Una persona dal nome Mustapha racconta: “Si è svolto tutto qui davanti, nell’arco di poche decine di metri. Se avesse voluto fuggire lo avrebbe fatto, non sarebbe rimasto fermo all’entrata della macelleria con un succo di frutta in mano. Quando sono usciti i poliziotti, lui ha ripreso a correre in tondo. Un uomo delle forze dell’ordine è pure caduto nel tentativo di fermarlo. Poi, però, il giovane è rientrato a corsa all’interno del Taj Mahal, non è certo il comportamento di chi vuol fuggire“.

La polizia aveva il nome del ragazzo, poteva accedere alle immagini delle telecamere. Se il giovane fosse voluto fuggire lo avrebbero rintracciato in pochissimo tempo – conclude Mustapha –. Era proprio necessario usare la forza?“.

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