21 Dicembre 2018

L’evoluzione del Terrorismo Internazionale: occidente e vittime innocenti

Era un tranquillo pomeriggio di fine estate in Italia quando l’11 settembre 2001, alle ore 8:45 locali sugli Stati Uniti, ed in particolare sulle città di New York, Boston e Washington si abbatte il terrore. Un volo di linea della American Airlines, partito da Boston, si schianta contro la Torre Nord del World Trade Center. Inizialmente si pensa ad un tragico incidente aereo, la CNN e molte Tv internazionali riportano la notizia con immagini trasmesse in diretta. Ma quando si ci stava ancora ad interrogare su cosa effettivamente era avvenuto le immagini trasmesse in diretta dalle Tv hanno improvvisamente fatto materializzare negli occhi di milioni di telespettatori quello che passerà alla storia come l’attentato terroristico più grave e sanguinoso messo a segno dall’estremismo islamico nei confronti della civiltà moderna Occidentale. Un altro aereo di linea si va a schiantare contro la Torre Sud del World Trade Center e praticamente in contemporanea un altro aereo di linea della American Airlines si schianta contro il Pentagono mentre un quarto Aereo, per cause rimaste ad oggi quasi ignote si schianta in aperta campagna, a Shanksville, in Pennsylvania ma che probabilmente i terroristi a bordo volevano far schiantare sulla Casa Bianca. Ad aggravare la tragedia è il crollo totale di entrambe le Torri del World Trade Center che causa la morte di migliaia tra civili, forze dell’ordine e pompieri intervenuti in soccorso.
Da quel momento la storia americana e del mondo occidentale cambia drasticamente.

Asec Trade S.r.l.

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L’evoluzione del Terrorismo Internazionale

Inizia quindi una campagna militare, politica ed economica contro i canali di approvvigionamento ed appoggio del terrorismo islamico, inizia la guerra contro l’Afghanistan, il cui governo talebano era accusato di aver permesso l’addestramento dei terroristi in campi di Al Qaeda sul proprio territorio. Comincia così la globale “guerra al terrorismo” che vede gli Stati Uniti ergersi come polizia mondiale e intervenire in altri scenari caldi del medio-oriente, come l’Iraq di Saddam Hussein. La morte di Osama Bin Laden, leader di Al Qaeda lasciava presagire la fine della guerra al terrorismo islamico. Così purtroppo non avvenne perché l’estremismo islamico, con il Califfato del sedicente Stato Islamico trovò il nuovo carnefice, ancora più spietato, strutturato militarmente ed economicamente, quella mano armata e violenta da scagliare contro il mondo Occidentale civile.
Gli attacchi terroristici, per elencarne solo alcuni, di Bruxelles, Parigi, Copenaghen, Tunisi, Nizza, Barcellona e per ultimo Strasburgo hanno scosso l’Europa. Siamo di fronte ad un terrorismo che non conosce confini ed anzi ha trovato terreno fertile nel cuore stesso del nostro continente, e che disconosce i valori universali di libertà, dignità e rispetto dell’essere umano. Un cambio di strategia del terrorismo messo in opera dal Califfato dello sedicente Stato Islamico attraverso una guerra alla civiltà occidentale da portare nelle nostre città, direttamente nella vita quotidiana di ognuno di noi, nei momenti più spensierati di una fiera di Natale o di una serata preparata a guardare i fuochi di artificio, di una semplice passeggiata tra le vie di questo o quel centro storico delle grandi città Europee. La guerra di quartiere come la vivono gli estremisti a casa loro portata a casa nostra.

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Strasburgo spari in strada almeno 3 morti
Una guerra di quartiere vigliacca e crudele ma così difficile da combattere che ha portato il mondo Occidentale moderno ha dover cambiare strategia difensiva attraverso la prevenzione degli atti terroristici ancor prima che possano essere tragicamente realizzati.
Il nemico oscuro del terrorismo di quartiere, il terrorismo dei cosiddetti foreign fighters, cioè di quei individui che partendo dall’Europa e dal mondo occidentale nostrano, si radicalizzano e si formano militarmente tra le fila delle milizie combattenti in stati come la Siria e poi una volta appresi i metodi di combattimento sul posto ritornano in Europa in attesa di colpire al cuore della civiltà quando, dove e come nessuno se lo aspetta, seminando morti innocenti. È indubbio che il mondo Occidentale davanti a questo salto di qualità tragico del terrorismo si trova in una posizione di assoluto svantaggio ed è per questo che l’interrogativo che tutti gli Stati democratici occidentali si sono posti è se è possibile condurre una risposta a questa nuova frontiera del terrorismo tramite nuove misure penali e investigative, ispirate ai principi di prevenzione e repressione sono state approntate da molti paesi europei, tra cui l’Italia.

La nuova frontiera del Diritto Penale nella lotta al Terrorismo

Ed ecco che anche il diritto penale si è dovuto adeguare alle nuove forme di strategia di lotta al terrorismo tramite i suoi strumenti tipici ma con una maggiore propensione alla prevenzione e punizione dei reati associativi e le incriminazioni di atti preparatori e diretto a punire taluno prima che commetta un reato. In questa direzione è stato emanato anche il Decreto Legge del 18 febbraio 2015, n. 7  che ha allargato le maglie della punibilità dei reati collegati al Terrorismo, già previsti dall’art. 270 bis c.p., che già puniva tutti i casi di finanziamento, addestramento, reclutamento, propaganda con finalità di terrorismo, apologia del terrorismo, con un altro art. il 270 quater1 che prevede quali nuove forme di reato quelle dirette a punire chiunque organizza trasferimenti per finalità di terrorismo, arruolamento a fine di terrorismo.
Le nuove disposizioni di legge, dirette proprio a colpire tutte quelle azioni e preparazioni aventi finalità terroristica, permettono alle Forze di Polizia ed ai Servizi di intelligence di mettere a punto tutta una serie di controlli preventivi in materia di individuazioni dei “pericoli” attraverso: intercettazioni telefoniche, prolungamento del periodo per il quale possono conservarsi i dati telematici, estensione alle forze armate del potere di identificare e trattenere sul posto persone e mezzi di trasporto, il fermo di indiziati se vi è la finalità di terrorismo e l’arresto anche fuori dei casi di flagranza, espulsione dello straniero per motivi di prevenzione del terrorismo, ecc.., con la “sola” limitazione, come avviene in Italia, di dover sempre e comunque verificare che quanto viene fatto rispetti sempre la Costituzione ed i diritti fondamentali dell’uomo
Un ruolo fondamentale nella lotta al terrorismo lo svolge la cooperazione internazionale, con lo scambio continuo di informazioni tra i vari servizi di intelligence, che in tale situazione diventa essenziale ed irrinunciabile.

Le vittime Italiane del Terrorismo internazionale

Il triste elenco delle vittime del terrorismo islamico nei confronti dei nostri concittadini italiani, dal 2003 ad oggi, è arrivato a 44. Il giornalista Antonio Megalizzi è l’ultima vittima innocente, in ordine di tempo, che è stato vigliaccamente e barbaramente ucciso da un militante dell’ISIS a Strasburgo nella tranquillità di un mercatino di Natale.
Se da un lato lo Stato Italiano è sempre in allerta continua e combatte attivamente e preventivamente il terrorismo internazionale dall’altro, purtroppo, si deve tener conto di quelle che sono le vittime di quei terroristi sfuggiti alla maglia stretta dei controlli degli Stati Europei ed Occidentali in genere.

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morto il giornalista italiano Antonio Megalizzi

Quali sono allora gli strumenti di tutela che lo Stato mette a disposizione delle vittime del terrorismo?

Per rispondere a questo quesito bisogna fare riferimento alla Legge 206 del 2004 e successive modifiche fino alla legge di stabilità del 2015, con cui lo Stato ha disciplinato gli strumenti di tutela, morale, economica, fiscale e previdenziale a favore delle vittime del terrorismo ed ai loro superstiti.
Logicamente quando si parla di vittime del terrorismo si devono includere anche tutti coloro che sono rimasti vittima di atti di terrorismo o di criminalità organizzata verificatosi sia in Italia che all’estero.

Tra i benefici di natura economica la legge Italiana riconosce la corresponsione tramite l’INPS di una somma di denaro massima di € 200.000,00 per la morte e di € 2.000,00 per ogni punto di invalidità riportata nell’azione terroristica, ed un assegno vitalizio non reversibile Irpef esente, mentre per quanto riguarda i benefici di natura fiscale e pensionistico troviamo l’esenzione dal pagamento del ticket per ogni tipo di prestazione sanitaria; il diritto all’assunzione obbligatorio presso le pubbliche amministrazioni, gli enti pubblici e le aziende private con precedenza su ogni altra categoria, a parità di titoli, che viene riconosciuto al coniuge superstite, ai figli ed ai   genitori dei soggetti deceduti o resi permanentemente invalidi in misura non inferiore all’80% della capacità lavorativa,  spetta  per ciascuno. La riserva di posti per l’assunzione ad ogni livello e qualifica; E agevolazioni in ambito pensionistico.
Da ultimo con la legge di stabilità 2015 sono state introdotte le seguenti modifiche: L’ aumento figurativo di 10 anni di anzianità contributiva in favore del coniuge e dei figli dell’invalido, anche se il matrimonio è stato contratto o i figli sono nati successivamente all’evento terroristico; Il diritto immediato alla pensione diretta per le vittime  con grado di invalidità pari o superiore all’80% anche in casi di posizione assicurativa obbligatoria inerente al rapporto di lavoro dell’invalido aperta successivamente all’evento terroristico; La rideterminazione della retribuzione pensionabile per incrementi di pensione e di trattamenti di fine rapporto e di fine servizio in favore di soggetti che hanno presentato domanda entro il 30 novembre 2007.
Si tratta, logicamente, di misure riconosciute dallo Stato che rappresentano un’articolata amara consolazione per vittime innocenti ed i loro congiunti del terrorismo e della criminalità organizzata, ma la speranza che ognuno di noi coltiva è quella che un giorno i valori universali di libertà, dignità e rispetto dell’essere umano possano tornare, senza avere più paura, a vivere normalmente.

Avv. Vincenzo Emanuele Mazzotta

Tel. 349 0665491
e.mail: vincenzoemanuelemazzotta@gmail.com

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