25 Ottobre 2018

Diritti umani, Italia è condannata per il 41 bis a Provenzano

L’Italia è condannata dalla Corte dei diritti umani per la decisione di continuare ad applicare il regime duro carcerario del 41bis a Bernardo Provenzano. Il periodo sotto accusa è quello che va dal 23 marzo 2016 alla morte del boss mafioso.

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La condanna per il 41 bis

Secondo i giudici della Corte dei diritti umani, il ministero della giustizia italiano ha violato il diritto di Provenzano a non essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti. Allo stesso tempo la Corte di Strasburgo ha affermato che la decisione di continuare la detenzione di Provenzano non ha leso i suoi diritti.

“Quella che abbiamo combattuto è stata una lotta per l’affermazione di un principio e cioè che applicare il carcere duro a chi non è più socialmente pericoloso si riduce ad una persecuzione”. Così l’avvocato Rosalba Di Gregorio, legale del capomafia, ha commentato la decisione della Corte di Strasburgo.

Chi era Bernardo Provenzano?

Capo di Cosa Nostra, originario di Corleone, Provenzano era “socio” nell’attività malavitosa con Salvatore Riina, detto Totò u curtu. Il boss pentito Antonino Calderone nelle sue dichiarazioni rese alla magistratura, collocò Provenzano come uno degli autori materiali della strage di Viale Lazio a Palermo. Nel racconto del pentito fu proprio lui a massacrare Cavataio con il calcio della beretta per poi finirlo. L’imprenditore edile al centro dell’agguato. Nel 1974 dopo l’arresto di Liggio, secondo Totuccio Contorno e Tommaso Buscetta, insieme a Riina prese il controllo della famiglia dei corleonesi. Indicato da vari pentiti come organizzatore di varie attività criminali, dopo l’arresto di Totò Riina, propose a strategia della mafia silente, interrompendo quella stragista del suo predecessore.

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redazione

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