11 Ottobre 2018

Processo Stefano Cucchi, un carabiniere confessa il pestaggio

Colpo di scena nel processo Stefano Cucchi. Ricordiamo che la vittima è morta in carcere, il decesso sarebbe accaduto a causa di un pestaggio. Responsabili dell’atto sarebbero cinque carabinieri imputati nel processo. Il punto di svolta arriva con un carabiniere che confessa il pestaggio.

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Processo Stefano Cucchi i fatti

Il processo Stefano Cucchi da otto anni ormai anima le pagine di cronaca giudiziaria in Italia. Il ragazzo è stato tratto in arresto il 15 ottobre del 2009, durante lo spaccio di stupefacenti. In particolare, il fermo è avvenuto quando Stefano Cucchi stava consegnando un pacchetto bianco trasparente a una persona, Emanuele Mancini, in cambio di denaro. Al momento del suo trasferimento in caserma i militari dell’arma dei Carabinieri hanno trovato il ragazzo in possesso di 12 confezioni di hashish per un totale di 21 grammi; 3 confezioni di cocaina; una plastica di sostante inerte e una pasticca di un medicinale (Ricordiamo, inoltre, che il ragazzo soffriva di crisi epilettiche ndr.).

L’avvocato della famiglia Cucchi, Corrado Oliviero, mostra delle foto durante il dibattimento del processo d’appello per la morte di Stefano Cucchi, a Roma 31 ottobre 2014. ANSA/ANGELO CARCONI

I primi pestaggi

Al momento del suo arresto Stefano Cucchi, come affermato anche dalla famiglia, pesava 42 chili per 162 cm. La cosa comincia a cambiare nei giorni successivi. Il giorno dopo il fermo Stefano Cucchi viene condotto in aula, davanti il giudice per la convalida dell’arresto, e la famiglia nota immediatamente gli ematomi agli occhi e la difficoltà nel camminare. In occasione di un breve colloquio con il padre però non confessa i maltrattamenti subiti in carcere. Il ragazzo rimane in custodia cautelare presso il carcere di Regina Celi e, un mese dopo, in occasione della seconda udienza Stefano Cucchi pesa già 37 chili.

Durante una visita fatta all’ospedale, a Cucchi vengono riscontrati ecchimosi alle gambe, alla mascella, all’addome e al torace. Inoltre il ragazzo ha un’emorragia alla vescica. I familiari vedendo la situazione degenerare chiedono novità sulla salute di Cucchi, ma l’unico aggiornamento che ricevono è solo quello relativo al consenso per l’autopsia.

Stefano Cucchi processo

Il processo Stefano Cucchi si articola con una prima condanna il 5 giugno del 2013. In questo caso la Corte D’Assise di Roma condanna in primo grado i medici dell’Ospedale Pertini di Roma a un anno e quattro mesi di reclusione. Il primario invece viene condannato a due anni di reclusione. Il capo d’accusa è quello di omicidio colposo, con pena sospesa. Un altro medico viene condannato a 8 mesi per falso ideologico. Per gli imputati resta in comune l’accusa di abbandono di incapace.

il 31 ottobre 2014 la Corte d’Appello di Roma assolve tutti gli imputati, carabinieri e medici. Il legale della famiglia Cucchi preannuncia ricorso alla Corte di Cassazione. Successivamente il 18 luglio 2016, al termine del secondo processo d’appello disposto dalla Cassazione, la Corte d’Appello di Roma assolve i 5 medici perché “il fatto non sussiste“.

Il 17 gennaio 2017 la Procura della Repubblica di Roma riapre le indagini, il 24 gennaio tre carabinieri vengono sospesi dal servizio e il 10 luglio vengono rinviati a giudizio con l’accusa di omicidio preterintenzionale.

Fonte Foto: panorama.it

“Roberto Mandolini sapeva quanto accaduto”

Il vero e proprio colpo di scena nel processo Stefano Cucchi arriva oggi. Il pm Giovanni Musarò presenta le trascrizioni di tre interrogatori fatti a uno dei carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale. L’uomo in questione è il militare Francesco Tedesco. Secondo quanto reso noto da Sky news 24 fa sapere che nel documento del pm è possibile leggere: “Secondo quanto messo a verbale da Tedesco, Roberto Mandolini sapeva quanto accaduto. Gli altri due carabinieri furono gli autori furono Alessio Di Bernando e Raffaele D’Alessandro“. Le motivazioni che avrebbero indotto i militari ad agire così sarebbero state la mancata collaborazione alle perquisizioni e fotosegnalamento. Il pm Musarò, secondo quanto reso noto da Repubblica.it, aggiunge che Cucchi sarebbe stato colpito con “Con schiaffi, pugni e calci, fra l’altro provocandone una rovinosa caduta con impatto al suolo in regione sacrale“.

Ilaria Cucchi: “Il muro è crollato”

La sorella di Stefano Cucchi, Ilaria, su Facebook scrive: “Il muro è crollato, come dice Ilaria. Stefano Cucchi ucciso e una famiglia massacrata dal lutto e dalle calunnie di tanti, troppi uomini e donne senza onore. Alla fine, dopo anni di sofferenza la verità e la giustizia si avvicinano. Un abbraccio forte a Ilaria, a tutta la famiglia e a Fabio, avvocato che non si è mai arreso“.

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redazione

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