24 Settembre 2018

Minacce Casalino e quando la burocrazia è peggio della mafia

Il senso delle parole dell’audio di minacce Casalino, riviste e analizzate. Il caso dell’INVIMIT e i dati sull’efficenza della burocrazia nel meridione. Il M5S ora attacca gli infedeli, che non darebbero a Tria i dati di bilancio in modo trasparente. Di Maio: “Controlleremo tutto. Non mi fido”.

Dall’INVIT la denuncia sull’inefficienza della burocrazia

“Nel Meridione, ai potenziali investitori fa più paura la burocrazia che la mafia“ queste sono le parole che Massimo Ferrarese, il presidente dell’INVIMIT disse a metà a aprile di quest’anno. Il presidente della società di gestione del risparmio del Ministero dell’economia e delle finanze (INVIMIT), continuò a snocciolare casi. Il quadro illustrato da Ferrarese, non si allontana da quello descritto da Casalino nel suo audio. Secondo il presidente dell’ INVIMIT  il problema si trascina da decenni. Non più tardi di dieci anni fa è stato piazzato al primo posto delle negatività individuate dagli investitori esteri, per valutare eventuali insediamenti nel mezzogiorno. Gli altri problemi riscontrati sono stati l’alto tasso di criminalità e dalla lentezza della giustizia civile, penale e amministrativa. Ferrarese riporta 2 casi. Il primo riguarda la Fassa Bortolo, che si occupa dal 1700 di produzione di materiali per la costruzione in provincia di Enna . Questa per aprire una cava ha impiegato 5 anni. Alla faccia del numero degli impiegati della Regione Sicilia. Questi, secondo un report del Sole 24 Ore, sono 17.057 con 1692 dirigenti. In Lombardia, ricorda Ferrarese sono meno di 3.500. In Consip, la centrale acquisti dello stato, la burocrazia è talmente lenta da creare disservizi e inefficienze.

La posizione M5S: controlliamo tutto. Non ci fidiamo

Ricordiamo ora che Casilino nel suo audio definisce il ministro Tria uno che “Lavora per gli italiani”. Poi continua asserendo che al MEF ci “Stanno da decenni burocrati che hanno tutto  nelle mani e cercano di difendere lo stutus quo“. Lo stesso quello che fanno pertanto da altre parti e in modo diverso altri burocrati, lavorando con lentezza ed efficacia praticamente pari a zero, chissà per quali motivi. Di Maio in un intervista pubblicata sul Fatto Quotidiano di oggi 24 settembre, ha detto che “Il problema non è con alcune figure. Tanto meno con il ministro Tria, di cui ci fidiamo. Ma ci sono tanti dirigenti dentro i ministeri che non possiamo toccare, e che rallentano o complicano il lavoro. Per me la Pubblica amministrazione deve essere indipendente, ma in questi anni ci ha messo mano la politica. “Per ultimare un provvedimento – ha continuato Di Maio – ci vogliono mille passaggi, e se ti vogliono mettere i bastoni tra le ruote possono. Io stesso fino a febbraio non posso cambiare i dirigenti dei miei ministeri”. Infine su Franco, il ragioniere generale dello Stato, il leader pentastellato ha detto: “L’ho visto solo una volta, non è questione di persone. Ci conosceremo meglio. Ma faccio controllare ogni norma ai miei collaboratori, perché non mi fido”.



 

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Francesca Gugliemino

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