12 Settembre 2018

Approvata riforma del Copyright: ecco cosa cambia nel web

Approvata riforma del Copyright: ecco cosa cambia nel web

Il Parlamento europeo ha approvato oggi a Strasburgo la proposta di riforma del Copyright con 438 voti a favore, 226 contro e 39 astensioni. A favore gli eurodeputati della Lega e del M5S. A favore la maggioranza dei Popolari (Ppe) e dei Socialisti e Democratici (S&D). E’ stato anche dato mandato per cominciare i negoziati con Consiglio e Commissione Ue, per giungere al testo legislativo finale.

Cosa cambia nel web e cosa resta invariato

Anche se non si tratta di un testo non definitivo, la riforma del Copyright prevede degli accordi preliminari tra Parlamento, Consiglio e Commissione Ue, la riforma prevede che i  giganti del web come Facebook o Google avranno l’obbligo di remunerare i contenuti prodotti da artisti e giornalisti. Questi, inoltre, saranno responsabili per le violazioni sul diritto d’autore. Saranno escluse dalla direttiva le piccole e medie imprese open source che non hanno fini di lucro, come Wikipedia. I link accompagnati da singole parole si potranno condividere liberamente, mentre gli snippet, le foto e breve testo di presentazione di articoli, saranno coperti da copyright e quindi le piattaforme dovranno pagare i diritti agli editori per il loro uso. Ai giornalisti avranno diritto di percepire una quota della remunerazione ottenuta dalla loro casa editrice. Cosa che sembra più una fantasia che un’ipotesi reale.

Asec Trade S.r.l.

Meccanismi per il reclamo su violazioni Copyright

Non ci sono filtri sui contenuti ma una cooperazione tra piattaforme e detentori dei diritti d’autore “concepita in modo da evitare che colpisca anche le opere che non violano il copyright“. Le piattaforme dovranno quindi istituire dei meccanismi rapidi di reclamo, gestiti da persone e non da algoritmi, per presentare ricorso contro un’ingiusta eliminazione di un contenuto. Gli artisti potranno “esigere” una remunerazione supplementare. Ciò a chi sfrutta le loro opere.  Soprattutto quando il compenso corrisposto originariamente è considerato “sproporzionatamente” basso rispetto ai benefici che ne derivano includere le entrate indirette.

 

Ultimo aggiornamento

redazione

redazione